E poi, come per incanto, dopo una giornata di lavoro e ritmi frenetici, quando anche i social non propongono più nulla di interessante, finiamo tutti sul “divano con il telecomando in mano”, come canta anche il giovane Olly, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo con il brano “Balorda nostalgia”. E se il messaggio arriva anche alle nuove generazioni, allora significa che quel piccolo schermo è ancora vivo.
Nell’era dei social, dello streaming e dell’intelligenza artificiale, quando l’informazione viaggia in tempo reale e le immagini scorrono rapide su smartphone e tablet, c’è un oggetto che continua a resistere, con una forza silenziosa ma costante: la televisione. Nonostante la rivoluzione digitale, è ancora lei – la regina del salotto – a conquistare la fiducia del 94,1% degli italiani.
Quindi quella piccola grande scatola resiste ai tempi e rimane il focolare domestico nelle case degli italiani, nonostante critiche e rifiuti, nonostante la crescita di programmi trash e poco educativi. Secondo il 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, mentre il 90% degli italiani è connesso a Internet e l’89% usa lo smartphone, la TV mantiene il primato nell’uso quotidiano, superando perfino i social network (86,1%) e la radio (79,1%). Segno che, pur cambiando i linguaggi, la centralità della televisione nell’immaginario collettivo non è affatto tramontata.
Oggi la TV non è più solo quella lineare: è smart, on demand, connessa. Si guarda Netflix, si seguono eventi in diretta, si ascolta musica, si naviga. Ma la forma resta quella familiare di sempre: uno schermo che ci unisce, ci intrattiene, ci informa.
Mentre la TV regge, la carta affonda: i quotidiani in edicola toccano il minimo storico del 21,7% di lettori, -45,3% rispetto al 2007. I libri cartacei calano al 40,2%. Il futuro è digitale, ma selettivo.
Un dato particolarmente significativo riguarda il consolidamento delle piattaforme online centrate sull’immagine, che si tratti di contenuti fotografici o di video. Instagram (78,1%), YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%) rappresentano i tre poli principali di questo ecosistema. Facebook e’ utilizzato dal 66,3% della popolazione complessiva, ma tra i giovani registra una presenza piu’ ridotta (55,2%). Invece WhatsApp e’ usato dall’87,4% e Telegram dal 42,9% della popolazione giovanile
Ma se torniamo indietro di oltre 140 anni, non possiamo fare a meno di citare le prime scoperte sulla televisione tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Nel 1884 il tedesco Paul Nipkow inventò un dispositivo meccanico che scansionava le immagini suddividendole in linee, detto appunto disco di Nipkow. Due anni più tardi lo statunitense Philo Farnsworth trasmise la prima immagine elettronica completa, basata su un tubo a raggi catodici. Negli anni ’30, la televisione comincia a diventare una realtà concreta, anche se limitata in termini di diffusione e qualità e nel 1936 la BBC inizia regolari trasmissioni televisive nel Regno Unito, uno dei primi servizi di televisione pubblica al mondo. Contemporaneamente negli Stati Uniti, reti come la NBC cominciarono a trasmettere sporadicamente.
In Italia, dopo un periodo di trasmissioni sperimentali, a partire dal 1939 si avranno le prime trasmissioni regolari giornaliere con un palinsesto, trasmesse in presa diretta dall’Eiar, dalle stazioni di Roma e Milano.
La TV quindi, accompagnata dalla sua lunga storia, non è morta, si è trasformata. In un mondo di stimoli rapidi e contenuti effimeri, continua a rappresentare una certezza. È l’emblema di un tempo che cambia, ma che non rinuncia a ciò che ha sempre saputo raccontare meglio: la realtà. E forse, anche per questo, la televisione è destinata a restare. Anche domani.



















