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L’amicizia nell’epoca dei social: quel valore disperso nel virtuale e distrutto dai “cuoricini”

La canzone “cuoricini” in gara a Sanremo 2025, aveva un obiettivo, quello di lanciare un messaggio alle nuove generazioni: “i like e i cuoricini non sono nulla e non servono a nulla”, invece il brano è diventato un tormentone dell’estate, nascondendo il senso del messaggio, un motivo dominante nei locali e nelle discoteche e non poteva mancare su TikTok, il social maggiormente usato da giovani e adolescenti.

Fausto Zanardelli e Francesca Mesiano, in arte “Coma Cose”, autori e interpreti del brano, cantano infatti l’amore e l’amicizia al tempo dei social e le distrazioni che una coppia al giorno d’oggi deve affrontare. Il significato della canzone sembra infatti criticare la superficialità delle relazioni nell’era digitale, dove i sentimenti vengono ridotti a semplici cuoricini sui social.
Purtroppo è proprio così: il legame, la vera amicizia, la chiacchierata da vicino, seduti ad un bar oppure durante una passeggiata che valore assumono in questa epoca di grande trasformazione e di forti distrazioni? Ci chiediamo mai se l’amicizia che coltiviamo online è davvero tale? Oppure è solo una connessione virtuale?

Ci sono quattro aspetti che caratterizzano soprattutto le giornate delle nuove generazioni
Superficialità: l’amicizia può diventare più una questione di numeri (like, follower, messaggi) che di contenuto profondo. Le connessioni online a volte mancano della sostanza emotiva e della consapevolezza che caratterizzano le amicizie reali.
Isolamento e solitudine: pur essendo connessi, molte persone si sentono più sole che mai, in quanto le interazioni sui social non sono sempre sufficienti a colmare il bisogno di vicinanza fisica e reale.
Dipendenza dai social: alcuni diventano dipendenti dalle approvazioni altrui, con il rischio che la loro autostima dipenda dal numero di like ricevuti, piuttosto che da un rapporto autentico.
Fake friendships: le amicizie su social possono anche essere artificiali, dove ci si maschera dietro profili costruiti, vivendo una “vita digitale” che non corrisponde alla realtà.

Prima di internet, delle chat, dei social e delle piazze virtuali, l’unico modo per conoscersi, instaurare un’amicizia e coltivarla facendola crescere e rafforzare, era quello di uscire, di incontrarsi in luoghi di aggregazione reali come le piazze di paese, i bar della scuola, i parchi, i cinema che hanno visto nascere e crescere milioni di amicizie. Oggi questi luoghi esistono ancora, ma sembrano esclusi da quelli virtuali.

Internet nacque come una splendida utopia: azzerare le distanze tra le persone. Distanze fisiche, distanze culturali, distanze nell’accesso alle opportunità. Il sogno visionario era quello di creare un villaggio globale dove tutti fossero interconnessi. Questo sogno in parte si è realizzato, nonostante gli inevitabili risvolti negativi ad esso connessi, e noi cittadini del “villaggio globale” abbiamo imparato a muoverci all’interno di esso e a vivere i nostri sentimenti e le nostre emozioni anche attraverso le sue regole. Marshall McLuhan, noto studioso di comunicazione di massa, ha cominciato a sviluppare il concetto di “villaggio globale” sin dal 1964, ampliando il suo pensiero nel saggio  “War and Peace in the Global Village” pubblicato nel 1968 in cui esplora proprio l’impatto delle tecnologie elettroniche sulla società, descrivendo un mondo interconnesso in cui le distanze si annullano e la comunicazione diventa simultanea. Il mondo nuovo apertosi nel Novecento è per McLuhan caratterizzato da una decentralizzazione, che sposta il punto primario di interesse e di osservazione  dalla soggettiva visione nella dimensione di villaggio, alla spersonalizzata visione globale, segnalando come la globalizzazione del villaggio “elettrico” apportasse e stimolasse più “discontinuità, diversità e divisione” di quanto non accadesse nel precedente mondo meccanico.

Ma qualcosa si muove in Italia e in Europa, anche se in modo poco rumoroso.

Nella scorsa primavera, nel cuore del quartiere Portello a Padova è nata  la Casa dell’Amicizia, un nuovo spazio promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, pensato per costruire legami, offrire sostegno a chi è in difficoltà e favorire l’incontro tra generazioni. Alessandra Coin, responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Padova, ha descritto la Casa dell’Amicizia come il frutto di un percorso di rigenerazione urbana e inclusione sociale, con l’obiettivo di promuovere una cultura dell’accoglienza: «Si tratta di un segno concreto di speranza, nell’anno del Giubileo».

Sull’esempio e sui risultati ottenuti in Olanda, da quest’anno anche in Italia senza cellulare a scuola. A giugno scorso il Ministro dell’Istruzione italiano, Giuseppe Valditara, ha firmato una circolare che estende il divieto di utilizzo degli smartphone anche alle scuole superiori, una misura già in vigore per le scuole primarie e secondarie. 

E sempre in Olanda nel 2024 è nata l’idea di The Offline Club, un’associazione che organizza eventi privi di tecnologia in alcuni bar e locali in giro per la città di Amsterdam. La genesi di questi eventi arriva da tre ragazzi della generazione Z con il desiderio di riportare la conversazione e le interazioni umane al centro dei momenti di socialità. Da qui la volontà di creare “uno spazio unico dedicato a chi riconosce di passare troppo tempo davanti al proprio device e vuole distaccarsi dal mondo virtuale”.

Anche gli ambienti pensati per The Offline Club rispecchiano i valori portati avanti dall’associazione. Luci soffuse, ampie e comode sedute e spazi pensati appositamente per favorire le conversazioni trai presenti. L’iniziativa si è diffusa negli ultimi mesi anche in altri paesi europei sperando che possa scuotere l’apatia delle nuove generazioni e la loro dipendenza da smartphone e computer.

Secondo Oscar Wilde, l’amicizia è l’unico autentico sentimento, visto che l’amore è una malattia, intrisa di possesso, pretese, gelosia e sofferenze. Il valore di un uomo non è allora rappresentato dalla schiera di scalpi amorosi collezionati, ma dal numero dei veri amici conquistati sulle strade palpitanti della vita

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Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo. Già caporedattore e inviato per oltre 16 anni del TG della storica emittente Canale 21. Ha collaborato come autore testi per i programmi di Rai Educational presso il Centro produzione Rai di Napoli. Dal 2008 lavora nell'ufficio stampa di Anas, ha gestito la comunicazione per l'autostrada “Salerno-Reggio Calabria” e dal 2015 è responsabile dei media nazionali e territoriali. Ideatore del progetto Giovani del Sud, un format televisivo nato nel 2000 su Canale 21 ed oggi piattaforma social, per fare informazione sulle idee e la creatività delle nuove generazioni del Sud.

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