L’amore è eterosessuale nel senso che è sempre e solo amore per l’Altro, per l’«etero». E questo può verificarsi in una coppia gay, lesbica o eterosessuale anatomicamente.
Non è certo l’eterosessualità anatomica a garantire la presenza dell’amore per l’«etero». Al contrario, è solo l’eterosessualità dell’amore a determinare le condizioni migliori affinché la vita di un essere umano possa trovare il suo indispensabile ossigeno.
La scelta del sesso non dipende né dall’anatomia né da condizionamenti culturali e sociali, sebbene la scelta del sesso implichi, da un lato, l’anatomia, cioè il fatto che il nostro corpo appartenga a un genere, e, dall’altro, i condizionamenti che il nostro corpo ha subito a causa del contesto sociale, culturale e familiare in cui è cresciuto.
La scelta del sesso tiene conto dell’anatomia e dei condizionamenti socioculturali, ma si manifesta attraverso una scelta soggettiva, cioè una mediazione soggettiva dell’anatomia e dei condizionamenti sociali, al punto che alcuni sostituiscono sostanzialmente la parola sesso, che è una parola che appartiene a una logica classificatoria, cioè al fatto che in questo sesso c’è o non c’è un fallo, il maschile con l’attributo fallico, il femminile senza di esso, con il concetto di sessuazione.
Per questo credo che in fondo l’amore implichi necessariamente l’eterosessualità; ovvero, l’amore è solo amore per l’etero, cioè per l’Altro, cioè per la differenza.
Non è amore per l’Uno, che è un’espressione narcisistica dell’amore che sfocia in una dimensione suicida, come dimostra il mito di Narciso.
L’eterosessualità significa che c’è amore per la differenza e questo indipendentemente dal fatto che si tratti di due omosessuali, due lesbiche o due eterosessuali.
Ci sono coppie anatomicamente eterosessuali che producono fusioni narcisistiche mortali, così come ci sono coppie omosessuali (sempre anatomicamente) in cui circola la dimensione eterosessuale.
Le riflessioni sulla possibilità del matrimonio tra omosessuali, sull’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, sulla possibilità di una famiglia monosessuale, ecc., devono essere approfondite considerando la problematica inerente al concetto ed alla realtà dell’eterosessualità, cioè verificando dove esiste un’eterosessualità non meramente anatomica ma relazionale.
Da questo punto di vista, credo che possiamo aiutarci a mettere in discussione certe eredità arcaiche che hanno avuto e continuano ad avere un peso, e che hanno sempre considerato, in fondo, l’omosessualità come una forma di degrado perverso della sessualità.
Come se il degrado perverso della sessualità fosse necessariamente assente nell’eterosessualità!
In realtà, sappiamo benissimo che non è così; sappiamo cioè che nel cosiddetto rapporto eterosessuale, dal punto di vista anatomico, la presenza di perversioni può essere altrettanto invasiva di quanto possa verificarsi in una coppia omosessuale.









