Ci sono luoghi nei quali raccogliere un rifiuto non significa semplicemente chinarsi, prenderlo e infilarlo in un sacco. Prima bisogna riuscire a raggiungerlo. E quando tra chi vuole rimuoverlo e il fondo di una gola ci sono acqua, pareti rocciose e passaggi impervi, anche una giornata di volontariato ambientale diventa qualcosa di molto diverso dal solito.
È quanto accaduto alle Conche di Laviano, nell’Alta Valle del Sele, in provincia di Salerno, dove volontari e volontarie di Legambiente e dell’Associazione Italiana Canyoning hanno ripulito dai rifiuti il canyon scavato nel tempo dal torrente Temete. L’intervento, realizzato con il supporto del Comune di Laviano e di altre associazioni del territorio, ha rappresentato la sesta anteprima nazionale di Puliamo il Mondo 2026.
Il risultato è concreto e quantificabile: oltre 20 sacchi riempiti, ai quali si sono aggiunti materiali decisamente più ingombranti.
La conformazione delle Conche ha reso impossibile affrontare l’intervento come una

tradizionale attività di pulizia. Per raggiungere alcuni punti è stato necessario seguire il corso del Temete all’interno del canyon, utilizzando attrezzatura professionale e mettendo in campo esperienza e specifiche competenze tecniche.
In un ambiente come questo, infatti, la buona volontà da sola non basta. Il volontariato ambientale deve incontrare chi quel territorio sa percorrerlo, conosce le difficoltà di una forra ed è preparato ad operare in sicurezza.
La collaborazione con l’Associazione Italiana Canyoning ha permesso tutto questo, trasformando competenze normalmente utilizzate per attraversare gole e torrenti in strumenti al servizio della tutela ambientale. Un esempio interessante di come la conoscenza di un territorio possa diventare, molto concretamente, la capacità di proteggerlo.
L’elenco di quanto recuperato racconta bene la portata dell’intervento. Oltre a flaconi, bottiglie, stracci, assorbenti e piatti in ceramica, dal canyon sono stati rimossi reti metalliche, ferri, un grosso contenitore per l’olio, un’impastatrice per cemento e numerose ruote. Tra queste anche pneumatici di camion e trattori.
Oggetti molto diversi fra loro, accomunati da un particolare tutt’altro che trascurabile: nessuno avrebbe dovuto trovarsi nell’alveo di un torrente. Tra i materiali recuperati c’è poi la ruota di un vecchio mulino. In quest’ultimo caso il destino sarà differente. Il Comune di Laviano la conserverà e la esporrà come simbolo della giornata. Un oggetto trovato tra i rifiuti diventerà così memoria materiale dell’intervento, capace di raccontare insieme la storia del luogo e quella di chi ha deciso di prendersene cura.
La pulizia delle Conche richiama anche una questione ambientale che supera ampiamente i confini di Laviano. Un rifiuto abbandonato lungo un corso d’acqua non rimane necessariamente dove è stato lasciato. Corrente e piene possono trascinarlo a valle, trasferendo progressivamente il problema lungo la rete idrografica.
In sostanza, ciò che viene abbandonato in una gola apparentemente isolata può arrivare molto più lontano, fino a fiumi, laghi e al mare.
È anche per questo che la rimozione dei rifiuti nei corsi d’acqua non ha soltanto un valore paesaggistico. Significa intervenire su un possibile percorso di dispersione e, contemporaneamente, richiamare l’attenzione sulla prevenzione.
Infatti, Emilio Bianco, responsabile della comunicazione di Puliamo il Mondo, e Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, hanno indicato proprio nella prevenzione la vera sfida: fare in modo che quei materiali non arrivino mai in luoghi del genere.

L’intervento di Laviano dimostra quanto possa essere efficace mettere insieme competenze differenti. Da una parte l’esperienza del volontariato ambientale, dall’altra quella dei canyoner, abituati a frequentare ambienti difficilmente accessibili, insieme agli Enti Pubblici ed alle realtà associative locali.
In natura, molti ambienti naturali e delicati si trovano lontano dalle strade e dai luoghi che frequentiamo quotidianamente. La loro scarsa accessibilità può renderli invisibili, ma certamente non immuni dall’incuria. Alle Conche è successo il contrario: le competenze essenziali per entrare nel canyon sono diventate anche quelle necessarie per portarne fuori i rifiuti.
La giornata lascia quindi qualcosa di più degli oltre 20 sacchi raccolti e degli ingombranti rimossi. Lascia un principio piuttosto semplice: nessun luogo è abbastanza nascosto da poter essere considerato fuori dalla nostra responsabilità.
Perché una gola può essere lontana dai nostri occhi. Non per questo è lontana dalle conseguenze dei nostri comportamenti.














