Un’intensa attività di controllo ha portato alla luce un quadro ancora critico nel mercato del lavoro italiano. Nel corso del 2025, le verifiche hanno evidenziato un aumento significativo delle irregolarità, segnale di una diffusione persistente di pratiche illecite ma anche di un rafforzamento degli strumenti di vigilanza.
Nel dettaglio, nel 2025 sono stati individuati complessivamente oltre 22.000 lavoratori impiegati in condizioni di lavoro “nero”. Parallelamente, si registra un incremento superiore all’8% delle violazioni legate alle interposizioni illecite di manodopera, mentre quelle in materia di sicurezza e prevenzione hanno superato le 89.000 unità.
Particolarmente rilevante anche il dato economico: sono stati accertati contributi previdenziali e premi assicurativi non versati per circa 1,3 miliardi di euro. Un risultato in crescita rispetto al 2024 che, secondo gli organi competenti, conferma l’efficacia dell’attività ispettiva non solo nel contrasto all’irregolarità, ma anche nella tutela delle entrate pubbliche e della concorrenza tra imprese.
I dati emergono dall’attività di vigilanza condotta dall’Ispettorato nazionale del lavoro e sono stati discussi durante la riunione della Commissione centrale di coordinamento. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, il capo di gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Mauro Nori, il direttore dell’Ispettorato Danilo Papa e rappresentanti di diverse istituzioni, tra cui Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Inps, Inail, Agenzia delle Entrate e Polizia di Stato, insieme agli enti previdenziali e alle parti sociali.
Il quadro che emerge evidenzia come, nonostante i progressi nei controlli, il fenomeno del lavoro irregolare resti diffuso e richieda un impegno costante e coordinato tra le istituzioni.


















