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HomeGlobal NewsCattolicesimo contemporaneoLeone XIV: calma in Vaticano, silenzio davanti al dolore del mondo

Leone XIV: calma in Vaticano, silenzio davanti al dolore del mondo

Nei suoi primi cento giorni, Papa Leone XIV ha tracciato i contorni di un pontificato sobrio, equilibrato e attento all’ascolto. Ha restituito centralità alla liturgia e al Giubileo, preferendo gesti di continuità più che di rottura. Sul piano internazionale, ha scelto la diplomazia prudente, invocando la pace senza schierarsi apertamente nei conflitti. I suoi silenzi su temi sensibili quali donne, abusi, migranti, LGBTIQ+ fanno riflettere, mentre dentro la Curia il Papa sembra lavorare per l’unità e dialogo. Con toni meno profetici di Papa Francesco continua la sua linea ecologica, simbolicamente rappresentata dal progetto della “pianta solare” vaticana. Un inizio che non sorprende per i cambiamenti ma per lo stile quello di un Papa che ascolta, osserva e costruisce, passo dopo passo. di Juan Antonio Mateos Pérez

Vorrei tirare le conclusioni di questi primi cento giorni di Papa Leone XIX:

  1. Stile definito: ha mostrato un tono sereno, sobrio e diplomatico, senza gesti dirompenti.
  2. Liturgia e presenza: è stato molto attivo nelle celebrazioni e negli incontri con fedeli, riportando vitalità al calendario giubilare.
  3. Diplomazia prudente: ha fatto appelli per la pace, ma evitando accuse dirette (Ucraina, Gaza).
  4. Silenzi sorprendenti: su Palestina, abusi, donne, LGTBIQ+ e migrazione.
  5. Unità e ascolto: ha dato priorità al dialogo interno con cardinali e dicasteri, invece che annunciare cambiamenti.
  6. Continuità selettiva con Francesco: mantiene la linea ecologica (pianta solare), ma senza lo stesso tono profetico.
  7. Prime nomine: ne ha fatte alcune, ma i grandi ricambi non sono ancora arrivati.
  8. Rapporto con i media: ha curato la comunicazione, riconoscendo l’importanza della stampa libera.
  9. Giubileo come priorità: ha concentrato la sua prima tappa sull’animazione della dimensione spirituale dell’Anno Santo.
  10. Equilibrio tra aspettativa e attesa: trasmette la sensazione di un Papa che non vuole affrettarsi e preferisce costruire lentamente il suo programma.

Per trarre una sintesi finale di questi 100 giorni di Leone XIV raffrontiamoli con quelli di Papa Francesco.

Considerazioni generali
Francesco: in 100 giorni era visto come un papa riformatore, vicino, quasi rivoluzionario nello stile.
Leone XIV: in 100 giorni è percepito come un papa calmo, diplomatico, senza rotture, con un approccio di unità.

Nello stile personale
Francesco: ha irrotto con gesti di austerità e vicinanza immediati (rifiuto del palazzo, pagamento dell’hotel, abbracci, telefonate).
Leone XIV: più sobrio e calmo, meno gesti dirompenti, ma molta presenza liturgica e diplomatica.

Rapporto con le persone
Francesco: fin dall’inizio, “pastore con odore di pecora”, contatto fisico e linguaggio colloquiale.
Leone XIV: molta presenza nelle udienze, ma stile più formale, senza la spontaneità dell’argentino.

Diplomazia e geopolitica
Francesco: viaggio a Lampedusa (migranti), denunce dirette contro la «globalizzazione dell’indifferenza».
Leone XIV: appelli alla pace (Ucraina, Gaza), ma senza denunce esplicite o linguaggio profetico.

Riforme interne
Francesco: ha creato rapidamente il «C8» (Consiglio dei cardinali) per riformare la Curia.
Leone XIV: non ha ancora varato riforme strutturali; ascolta e mantiene la continuità.

Temi sociali ed etici
Francesco: messaggi su poveri, migranti, misericordia, contro il clericalismo.
Leone XIV: ha riaffermato la dottrina su famiglia e dignità della vita, ma senza ancora affrontare abusi, donne o LGBTIQ+.

Ecologia e futuro
Francesco: appelli iniziali che hanno portato all’enciclica «Laudato Si’» (2015).
Leone XIV: primo gesto ecologico forte; progetto solare per la neutralità del carbonio in Vaticano.

Compendio finale
Francesco: il Papa dei gesti profetici e delle sorprese.
Leone XIV: il Papa della calma, dell’ascolto e della diplomazia.

Fino ai primi 100 giorni del suo pontificato, la posizione di Leone XIV sulla guerra a Gaza è stata chiaramente prudente e diplomatica, senza utilizzare termini come «genocidio» né segnalare responsabili specifici.

Perché ci aspettavamo di più? Molti osservatori e analisti condividevano all’inizio del pontificato di Leone XIV un’aspettativa di continuità con la forza profetica di Francesco, soprattutto per quanto riguarda la denuncia delle ingiustizie e la difesa chiara dei popoli che soffrono.

Tuttavia, ciò che ha mostrato in questi primi 100 giorni è un altro profilo: un papa della calma, della diplomazia e della mediazione, più preoccupato di non chiudere porte che di alzare la voce. Questo mi ha ingenerato una certa delusione, perché mi aspettavo pronunciamenti forti su Gaza, Ucraina, sugli abusi o sulla situazione delle donne nella Chiesa, ecc.

È pur vero che Francesco ha alzato l’asticella molto alta nei gesti profetici, e che Leone XIV ha preferito iniziare con prudenza. La vera sfida si riproporrà nei prossimi mesi se riuscirà a combinare questa diplomazia con una parola chiara ed evangelica che dia speranza a quanti oggi lo vedono troppo silenzioso.

Il pontificato di Leone XIV è appena iniziato e la sua vera eredità deve ancora essere scritta. Ma dopo cento giorni la sensazione è chiara: ci aspettavamo di più dalla sua parola, di più dal suo coraggio, di più dalla sua capacità di indicare il dolore con nome e cognome. Speriamo che i prossimi mesi ci portino non solo serenità, ma anche profezia.

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Lorenzo Tommaselli
Lorenzo Tommaselli
Lorenzo Tommaselli è docente di lettere classiche presso il Liceo “Alfonso Maria de’ Liguori” di Acerra (NA). È stato docente invitato di lingue classiche presso la PFTIM dell’Italia meridionale, sez. San Luigi. Traduttore e curatore di testi di Jacques Gaillot e José María Castillo, si occupa di animazione biblica in gruppi di base.

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