Concedere maggiore libertà di movimento a bambini e adolescenti non significa necessariamente migliorarne il benessere. Anzi, quando i ragazzi percepiscono il proprio quartiere come poco sicuro, una maggiore autonomia può essere associata a livelli di benessere inferiori.
È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università di Exeter e pubblicata sulla rivista Wellbeing, Space and Society, che ha coinvolto quasi 9mila bambini e giovani in Inghilterra. Lo studio invita a superare l’idea secondo cui l’indipendenza, di per sé, rappresenti sempre un fattore positivo per la crescita. Negli ultimi decenni la libertà concessa ai più giovani si è progressivamente ridotta. Secondo dati precedenti richiamati dai ricercatori, in Inghilterra la quota di bambini delle scuole primarie autorizzati a raggiungere la scuola da soli è passata dall’86% nel 1971 al 25% nel 2010. Oggi l’autonomia negli spostamenti viene generalmente concessa intorno agli 11 anni, con il passaggio alla scuola secondaria.
Proprio questo cambiamento, secondo gli autori, potrebbe creare un brusco salto tra un’infanzia caratterizzata da limitate occasioni di indipendenza e un’adolescenza nella quale ci si aspetta improvvisamente che i ragazzi sappiano muoversi autonomamente. Una transizione che potrebbe avvenire senza aver sviluppato gradualmente le competenze, la fiducia in sé stessi e la conoscenza del territorio necessarie per affrontarla. L’indagine ha mostrato che una maggiore autonomia non è automaticamente collegata a un migliore stato di benessere. Tra gli adolescenti, in particolare, è emerso un elemento chiave: la percezione della sicurezza. I giovani che consideravano poco sicuro il proprio quartiere mostravano livelli di benessere più bassi quando si muovevano con maggiore indipendenza.
I ricercatori precisano che lo studio individua un’associazione e non dimostra un rapporto di causa-effetto tra autonomia e salute mentale. Tuttavia, i risultati suggeriscono che l’impatto della libertà di movimento dipenda in larga misura dalle condizioni in cui viene esercitata. Vivere l’autonomia in un ambiente percepito come sicuro e accogliente è molto diverso dal dover affrontare spostamenti in contesti che generano insicurezza o disagio.
La ricerca lancia quindi un messaggio che va oltre il dibattito sulla libertà concessa ai più giovani. L’obiettivo, sostengono gli studiosi, non dovrebbe essere soltanto aumentare l’autonomia di bambini e adolescenti, ma creare quartieri e comunità in cui possano sentirsi sicuri, sostenuti e preparati a gestire gradualmente la propria indipendenza. Solo in queste condizioni la libertà di movimento può trasformarsi in una reale opportunità di crescita e benessere.
















