Crisi economica, mancanza di un lavoro stabile, paura di creare una famiglia oppure altro ancora? Nel 2024 in Italia i matrimoni continuano a diminuire, confermando una tendenza ormai consolidata di lungo periodo. Secondo il report ISTAT “Matrimoni, Unioni Civili, Separazioni e Divorzi”, nel 2024 sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con un calo del 5,9% rispetto al 2023.
Una trasformazione significativa riguarda la tipologia di rito: il 61,3% delle nozze è stato celebrato con rito civile, una quota ampia e stabile rispetto all’anno precedente (58,9%), mentre i matrimoni religiosi hanno registrato una contrazione importante (-11,4%), segnando un ulteriore spostamento culturale nei modi di celebrare l’unione.
La diminuzione dei matrimoni si osserva su tutto il territorio nazionale, con una flessione più marcata nel Mezzogiorno (-8,3%), seguito dal Centro (-5,0%); al Nord la contrazione è più contenuta (-4,3%). Secondo l’Istat, alla base di questa tendenza c’è innanzitutto la minore consistenza numerica delle generazioni più giovani, un effetto della denatalità persistente, ma anche cambiamenti culturali nelle scelte di vita.
Nel 2024 sono stati 130.488 i primi matrimoni, in calo del 6,7% rispetto al 2023. L’età alla prima nozze continua ad aumentare, attestandosi a 34,8 anni per gli uomini e 32,8 anni per le donne. Le nozze tra italiani e stranieri hanno coinvolto 29.309 coppie (16,9% del totale), con un leggero calo rispetto all’anno precedente (-1,4%). In crescita, invece, i matrimoni tra stranieri non residenti celebrati in Italia (3.378, quasi il 2% di tutti i matrimoni), confermando il Paese come meta di “turismo matrimoniale”.
L’Italia del 2024 sembra sposare nuove sensibilità: si sposa meno e più tardi, cresce la scelta del rito civile, calano anche unioni civili, seconde nozze, separazioni e divorzi. Il fenomeno riflette tendenze demografiche profonde, cambiamenti culturali e nuove forme di relazione. Pur in un contesto di numeri ridotti, la scelta di celebrare resta significativa per quanti decidono di unirsi, segnando un equilibrio sempre più dinamico tra tradizione e trasformazione sociale.
Anche le unioni civili hanno registrato un calo: 2.936 celebrazioni nel 2024 (-2,7%), di cui il 54,8% tra uomini. Le seconde (o successive) nozze si sono attestate a 42.784 (-3,5%), con una diminuzione ancora più pronunciata (-4,5%) tra le coppie in cui entrambi i coniugi avevano già un precedente matrimonio alle spalle.
Una delle novità più significative riguarda le dinamiche della fine delle coppie: le separazioni sono diminuite del 9% (75.014) e anche i divorzi sono stati inferiori (-3,1%, 77.364) rispetto all’anno precedente. Cresce inoltre il ricorso a procedure extragiudiziali per sciogliere i vincoli: oltre un divorzio su tre e quasi un terzo delle separazioni si sono conclusi senza passare per il tribunale, soprattutto nel Centro‑Nord. La maggior parte dei matrimoni e delle unioni civili si concentra nel periodo primaverile ed estivo: otto coppie su dieci scelgono il periodo da aprile a ottobre, con picchi a giugno e settembre, mesi più miti anche dal punto di vista del clima. Il sabato rimane il giorno preferito per celebrare (46,2%).



















