Non sarà una Maturità come le altre. L’edizione 2026 dell’Esame di Stato segna infatti un passaggio decisivo: per la prima volta, la maggioranza degli studenti arriva alla prova finale dopo aver integrato stabilmente l’intelligenza artificiale nello studio quotidiano.
Secondo l’osservatorio di Skuola.net, l’uso dei chatbot come ChatGPT è cresciuto in modo esponenziale: in appena due anni, i maturandi che li utilizzano ogni giorno sono passati dal 27% al 47%. Sommando anche chi ne fa un uso occasionale, la quota raggiunge il 74% degli studenti. Solo il 9% dichiara di non averli mai utilizzati, un dato in netto calo rispetto al 24% del 2024.
Ma il modo di utilizzare l’IA è cambiato profondamente. Se inizialmente prevaleva l’uso “passivo” per svolgere compiti al posto degli studenti, oggi i chatbot sono soprattutto strumenti di supporto: il 61% li utilizza per prepararsi a interrogazioni e verifiche attraverso spiegazioni e riassunti, il 48% per trovare idee, e il 42% per approfondire argomenti. Restano comunque pratiche più controverse, come far svolgere esercizi (38%) o scrivere testi (34%).
Accanto ai vantaggi, emergono però anche i rischi. Il 75% degli studenti riconosce il pericolo di sviluppare una dipendenza dall’IA, mentre il 26% ammette di sentirsi già meno sicuro senza questo supporto. Solo uno su quattro ritiene di poter affrontare l’esame senza alcuna difficoltà anche senza strumenti digitali. L’impatto si riflette anche sulle abitudini di studio: i gruppi tra compagni resistono, ma perdono centralità. Quasi uno studente su quattro dichiara di non averne più bisogno, affidandosi al dialogo con i chatbot, mentre solo il 17% studia con continuità in gruppo.
In vista dell’esame, l’intelligenza artificiale sarà utilizzata dal 77% dei maturandi soprattutto per preparare materiali per il colloquio orale e organizzare il ripasso. Più limitato, ma non trascurabile, il rischio di un uso scorretto durante le prove scritte: il 9% è certo di provarci, nonostante le possibili conseguenze, che vanno dall’esclusione all’insufficienza.
La Maturità 2026 diventa così un banco di prova non solo per gli studenti, ma per l’intero sistema educativo. La sfida non sarà eliminare l’intelligenza artificiale dalle aule, ma imparare a governarla: trasformarla da scorciatoia a risorsa, senza rinunciare alla capacità più importante che la scuola dovrebbe formare — quella di pensare con la propria testa.
















