Pensavi che i chip impiantati negli esseri umani fossero fantascienza o teorie del complotto, non è così, già adesso sono impiantati in migliaia di corpi in tutto il mondo. Immagina di arrivare in ufficio la mattina, avvicinare la mano alla porta e per magia sentire la serratura aprirsi, niente chiavi, niente badge, niente smartphone. Solo tu e un granello di riso invisibile sotto la pelle, tra il pollice e l’indice, sembra un episodio di Black Mirror ma in realtà è la routine quotidiana di migliaia di persone in Svezia, Giappone, Stati Uniti e nel resto del mondo.
La Svezia, è ora la capitale mondiale dei cyborg volontari ed è diventata il laboratorio globale del biohacking umano con oltre 3.000 persone che hanno già un chip impiantato nel corpo, ed il numero cresce ogni anno. Alcune aziende svedesi offrono l’impianto ai dipendenti come benefit aziendale, quasi fosse un abbonamento alla palestra o dei buoni pasto. La startup Biohax International, fondata dall’ex performer di piercing Jowan Österlund, ha già dotato di chip centinaia di lavoratori: persone che accedono agli uffici, usano fotocopiatrici, pagano il pranzo in mensa e salgono sui treni nazionali con un gesto della mano. Tecnicamente non è diverso da portare un badge o un orologio smart con il vantaggio che non puoi dimenticarlo a casa.
Come funziona in parole semplici, il chip è piccolo, 2 mm di diametro e12 mm di lunghezza, identico a quello usato per identificare i nostri animali domestici e viene iniettato con una siringa leggermente più grande del normale niente anestesia generale ma una puntura rapida. La tecnologia è NFC (Near Field Communication): la stessa dei pagamenti contactless con lo smartphone, non ha batteria, non emette segnali in continuo, non è dotato di GPS e si attiva solo quando viene avvicinato a un lettore compatibile.
Tra le cose che si possono fare ci sono: aprire porte e cancelli, pagare in negozi e mense, condividere il biglietto da visita digitale, memorizzare credenziali di accesso a sistemi aziendali informatici e password varie.
Questo ormai è un fenomeno globale, non solo nordico già nel 2017 la società americana Three Square Market offrì l’impianto a tutti i suoi dipendenti: oltre 50 persone accettarono e la notizia fece il giro del mondo, con metà della stampa che gridò all’invasione della privacy e l’altra che si chiese dove fare la fila.
In Giappone si studiano applicazioni mediche avanzate mentre in Australia diverse aziende hanno replicato il modello svedese. Il passo successivo è nel campo della neuro-tecnologia, il Neuralink di Elon Musk ha già avviato i primi test sull’uomo con chip interfacciati direttamente al cervello, permettendo a pazienti paralizzati di controllare dispositivi con il pensiero. Ormai il confine tra corpo biologico e macchina digitale si assottiglia di giorno in giorno. Le paure (legittime) sono sicuramente nel campo della privacy. Medici ed eticisti sollevano domande concrete che meritano risposta, i chip attuali non hanno GPS, ma la tecnologia evolve e chi garantisce che le versioni future non possano tracciare gli spostamenti? E chi controlla i dati raccolti dai lettori NFC? Altri dubbi sono relativi alla sicurezza informatica, si è già dimostrato che chip NFC non cifrati possono essere clonati o sovrascritti, in questo modo il tuo corpo potrebbe diventare un vettore di furto d’identità digitale.
Un altro aspetto da valutare è la reversibilità, il chip si può rimuovere, ma serve una piccola incisione chirurgica. Non è complicato, ma non è nemmeno “stacca la spina e via” e, se si aggiunge anche la pressione lavorativa, se la tua azienda “offre” il chip come benefit, quanto sei davvero libero di rifiutare? La linea tra incentivo e coercizione può diventare molto sottile. Il futuro è il corpo come piattaforma di dispositivi sottocutanei capaci di monitorare glicemia, pressione arteriosa e livelli ormonali in tempo reale, trasmettendo i dati direttamente al medico, quello che oggi sembra estremo, un chip nel polso per aprire una porta, sembrerà una cosa banale tra cinque anni, proprio come oggi ci sembra normale pagare con lo smartwatch.
La domanda che tutti evitiamo è: saresti disposto a modificare il tuo corpo per guadagnare in comodità? Per migliaia di persone la risposta è già sì ma per molte altre, è ancora un no deciso, e c’è un’intera fascia di persone che aspetta di vedere dove porta questa strada.
Una cosa è certa: il futuro non bussa alla porta, si inietta direttamente sotto la pelle, tra il pollice e l’indice, con una puntura rapida e quasi indolore. E tu, sei pronto a fare questo primo passo?













