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Napoli, la città che vive di turismo: la sfida ora è trasformare la crescita in sviluppo

Milioni di visitatori, migliaia di imprese e una filiera sempre più ampia: in poco più di un decennio il turismo è diventato uno dei principali motori dell’economia napoletana. Ma tra rendite immobiliari, lavoro e grandi eventi, la vera partita è capire quanto di questa ricchezza resterà alla città e ai suoi cittadini.

Napoli ha cambiato pelle. In poco più di un decennio il turismo è passato dall’essere una componente importante dell’economia cittadina a rappresentare uno dei principali motori della trasformazione urbana. Alberghi, B&B, case vacanza, ristoranti, pizzerie, servizi turistici, guide, trasporti ed esperienze culturali: intorno al visitatore è nata una filiera sempre più ampia, alimentata tanto dai grandi operatori quanto da migliaia di piccoli imprenditori.

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I numeri raccontano una crescita che ormai non può più essere considerata episodica. Secondo l’Osservatorio Turistico Urbano del Comune di Napoli, nel 2025 la città ha superato i 20 milioni di presenze turistiche, con una crescita del 45% rispetto all’anno precedente e una progressiva destagionalizzazione dei flussi. È un dato che va però letto con attenzione, perché le statistiche cambiano a seconda della fonte e del metodo di rilevazione. L’ISTAT, considerando le strutture ricettive comprese nella propria indagine, colloca Napoli nel 2024 a circa 3,86 milioni di presenze, mentre il dato dell’Osservatorio comunale prende in considerazione una platea più ampia di flussi e costituisce quindi una stima diversa del fenomeno.

Al di là delle differenze metodologiche, la direzione è comunque evidente: Napoli è entrata stabilmente in un nuovo mercato turistico e la trasformazione più evidente riguarda proprio l’offerta. La città non vive più soltanto del turismo alberghiero tradizionale. Nel novembre 2025 il Comune censiva 10.361 strutture ricettive extralberghiere e 181 strutture alberghiere. Nel 2024, attraverso il sistema della tassa di soggiorno, erano stati registrati circa 5,5 milioni di pernottamenti ufficiali: alberghi e locazioni brevi rappresentavano ciascuno il 36% delle presenze dichiarate.

È la fotografia di un mercato profondamente cambiato, nel quale accanto ai grandi alberghi sono cresciuti B&B, affittacamere, case vacanza e una galassia di servizi che ruota intorno al turista. Questa apertura ha consentito a molti piccoli imprenditori di entrare nel mercato, trasformando immobili, attività commerciali e competenze professionali in nuove opportunità economiche. Ma ha anche aperto una questione delicata: il turismo crea ricchezza produttiva oppure alimenta soprattutto rendite immobiliari e lavori precari?

I numeri disponibili indicano che l’impatto economico esiste ed è consistente. Secondo una stima Sociometrica riportata dal Comune, nel 2023 il turismo ha generato a Napoli 1,467 miliardi di euro di valore aggiunto, collocando la città al sesto posto in Italia. E non si tratta soltanto di alberghi. Nel 2021, considerando esclusivamente i servizi di alloggio e ristorazione, a Napoli risultavano 5.452 unità locali e circa 21.400 addetti, pari all’8,4% degli occupati ufficialmente censiti. Il turismo produce quindi un effetto moltiplicatore: il visitatore paga una camera, ma contemporaneamente consuma nei ristoranti, utilizza taxi e trasporti, acquista prodotti artigianali, visita musei, partecipa a tour, utilizza servizi digitali e commerciali.

Anche il Comune beneficia direttamente della crescita dei flussi: l’imposta di soggiorno è passata dai circa 6 milioni di euro del 2021 ai 25 milioni del 2025, secondo i dati comunali. La vera sfida, però, è trasformare questa crescita quantitativa in lavoro stabile, qualificato e meglio retribuito. Perché il turista che arriva oggi a Napoli, del resto, non cerca più una sola esperienza. Il patrimonio storico e artistico resta il grande attrattore: il centro storico, Spaccanapoli, il Duomo, le chiese, il patrimonio archeologico e museale.

Ma cresce la domanda di esperienze capaci di raccontare la città in modo più articolato. Il visitatore vuole conoscerla attraverso la cucina, la pizza, la pasticceria, i mercati, i quartieri, la storia popolare e quella sotterranea. Accanto ai luoghi più celebri acquistano così valore destinazioni culturali e urbane meno tradizionali. Il Museo Cappella Sansevero, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Napoli Sotterranea, Capodimonte, il Palazzo Reale, Santa Chiara e il Duomo rappresentano solo alcuni dei poli che contribuiscono a costruire l’esperienza del visitatore.

Ma Napoli viene scelta anche come base per scoprire il territorio circostante: Pompei, Ercolano, il Vesuvio, Capri, Sorrento, la Costiera Amalfitana e le isole. È proprio questa posizione geografica a rendere Napoli qualcosa di più di una semplice destinazione: un vero hub turistico del Mezzogiorno. Anche l’estate 2026 conferma la forza della domanda. Il dato definitivo delle presenze estive non è ancora disponibile, perché la stagione è tuttora in corso, ma le previsioni per Ferragosto indicavano un’occupazione media delle strutture dell’87%, con il 90% atteso nella settimana centrale di agosto.

Il dato forse più importante, tuttavia, è un altro: Napoli sta cercando di non essere più soltanto una destinazione da weekend o da alta stagione. I dati dell’Osservatorio mostrano infatti una crescita anche nei mesi tradizionalmente considerati più deboli. Nel 2026, gennaio e febbraio hanno registrato rispettivamente circa 1,75 e 1,7 milioni di turisti secondo i dati presentati dal Comune. Una progressiva destagionalizzazione che, se consolidata, potrebbe avere conseguenze importanti sull’economia cittadina, perché significa distribuire lungo un arco temporale più ampio consumi, occupazione e attività della filiera.

E proprio mentre il sistema turistico cerca un nuovo equilibrio, all’orizzonte si profila un appuntamento destinato a mettere ulteriormente alla prova la capacità della città di gestire i grandi flussi: l’America’s Cup del 2027. L’evento rappresenta per Napoli una possibilità che va molto oltre lo spettacolo sportivo. Uno studio del Ministero del Turismo e della Luiss Business School stima tra 1,5 e 1,7 milioni di visitatori, una spesa turistica diretta di circa 370 milioni di euro e un impatto occupazionale potenziale fino a 11.000 posti di lavoro. Tra questi, secondo le stime, tra 1.000 e 2.000 potrebbero diventare permanenti nei settori del turismo, della nautica e dei servizi. Sono numeri previsionali, non risultati già acquisiti, ma danno la misura dell’occasione. La Coppa America potrebbe diventare per Napoli ciò che i grandi eventi internazionali sono stati per altre città: una vetrina mondiale capace di produrre effetti anche dopo la conclusione della manifestazione.

È proprio qui che si trova la questione centrale del futuro turistico della città. Napoli è ormai una grande destinazione turistica europea e non serve più stabilire se il turismo sia cresciuto: è evidente che sia accaduto. La domanda è piuttosto come governare questa crescita e, soprattutto, come distribuirne i benefici. Se il turismo porta visitatori ma contribuisce soprattutto ad aumentare i prezzi degli immobili, trasformare abitazioni in attività ricettive e moltiplicare lavori poco qualificati e poco remunerati, la ricchezza prodotta rischia di concentrarsi. Se invece sostiene imprese locali, occupazione qualificata, cultura, commercio, artigianato, trasporti e servizi, può diventare uno dei principali strumenti di sviluppo della città.

Napoli ha già conquistato il turista. La prossima sfida sarà conquistare, attraverso il turismo, una crescita economica che sia davvero della città e dei suoi cittadini.

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Paolo Papa
Paolo Papa
Medico Chirurgo Odontoiatra, appassionato di musica e giornalismo cofondatore della terza Radio Privata Napoletana (1976/81). Impegnato da sempre nel sociale sia personalmente che attraverso la professione medica. Convinto ambientalista ed ecologista, da sempre vicino al mondo del giornalismo e dello spettacolo con partecipazioni in RAI, Radio Odissea, Tv private, Emozionart e numerose esperienze di Associazionismo (Rinascita Artistica del Mezzogiorno, Meetup Na2, Giovani del Sud, Ambiente Mare Italia ..).

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