La shrinkflation è ormai parte della quotidianità dei consumatori. Ridurre la quantità o la qualità di un prodotto mantenendo invariato il prezzo è diventata una strategia diffusa, soprattutto in un contesto di costi crescenti per materie prime, energia e logistica. Il risultato è un processo discreto, spesso invisibile, che altera la percezione del valore e mina la fiducia verso i marchi. Una confezione può sembrare identica, ma contenere meno prodotto; una ricetta può essere modificata senza che il consumatore se ne accorga. Ciò che appare uguale, in realtà non lo è più.
Nel 2024 l’Italia aveva introdotto una norma pensata per contrastare la shrinkflation imponendo ai produttori di segnalare direttamente sulla confezione ogni riduzione di peso, volume o qualità. L’obiettivo era chiaro: rendere immediatamente visibile ciò che spesso viene nascosto, offrendo al consumatore una protezione diretta e intuitiva.
Tuttavia, quella norma era stata approvata senza seguire le procedure previste dall’Unione Europea, che richiedono la notifica preventiva per ogni regolazione capace di incidere sul mercato interno. L’assenza di questa notifica ha aperto un fronte di criticità: una misura nazionale troppo rigida rischiava di ostacolare la libera circolazione dei prodotti confezionati in altri Paesi UE e di interferire con il monitoraggio europeo dell’inflazione, un ambito in cui la shrinkflation è considerata un fattore rilevante.
La Commissione Europea è intervenuta chiedendo una revisione della norma italiana. Da un lato, era necessario evitare che un singolo Stato membro imponesse obblighi non armonizzati che potessero creare barriere commerciali. Dall’altro, l’UE intendeva mantenere un quadro regolatorio coerente per monitorare l’andamento dei prezzi e le dinamiche inflattive, nelle quali la shrinkflation gioca un ruolo sempre più significativo.
L’Italia ha quindi dovuto modificare la norma, adeguandola alle richieste europee e spostando l’obbligo informativo fuori dalla confezione. La versione aggiornata della normativa, entrata in vigore il 15 luglio, cambia radicalmente l’approccio alla trasparenza. L’avviso di riduzione non deve più comparire sulla confezione del prodotto, ma può essere collocato su un cartello vicino allo scaffale, sull’etichetta del punto vendita o nella scheda prodotto online.
Questo spostamento rende l’informazione meno immediata. Ciò che prima era visibile a colpo d’occhio ora richiede un’attenzione attiva: il consumatore deve cercare l’avviso, non lo trova più direttamente sul prodotto che sta acquistando.
La normativa del 2024 voleva rendere la shrinkflation evidente e difficile da occultare. La versione corretta dopo l’intervento di Bruxelles mantiene l’obbligo informativo, ma lo rende meno diretto. La responsabilità si sposta sul consumatore, che deve prestare maggiore attenzione allo scaffale, alle etichette del punto vendita e alle schede online.
In questo nuovo scenario, la trasparenza non scompare, ma diventa più complessa. La shrinkflation continua a esistere, e riconoscerla richiede consapevolezza, attenzione e un approccio più attivo all’acquisto.
La modifica normativa non elimina la shrinkflation, né la rende più semplice da individuare. Cambia però il modo in cui viene comunicata, inserendosi in un quadro europeo che privilegia l’armonizzazione e la libera circolazione dei prodotti. Per i consumatori, questo significa una nuova normalità: più vigilanza, più informazione, più consapevolezza.















