Parthenope nata a maggio, dal 28 agosto è diventata visibile al pubblico dello Zoo di Napoli, ma il suo futuro sarà probabilmente altrove. Può sembrare una contraddizione. Nasce una cucciola rara, il pubblico comincia appena a conoscerla e già si parla della sua partenza? In realtà è proprio questo particolare a rendere la sua storia più interessante della semplice cronaca di una nascita allo zoo.
Parthenope, giaguaro nero nato da Ananga e Ares, è il terzo cucciolo avuto dalla coppia in quattro anni. I genitori, arrivati a Napoli nel 2021, rappresentano, secondo la curatrice Fiorella Saggese, l’unica coppia riproduttiva di giaguari presente in Italia. Però, quando sarà abbastanza grande per separarsi dalla madre, Parthenope lascerà Napoli, come è già accaduto ai due fratelli nati prima di lei.
Ed è a questo punto che nasce la domanda più interessante, perché uno zoo fa nascere un animale per poi trasferirlo altrove? Siamo naturalmente portati a considerare gli animali ospitati in uno zoo come abitanti stabili di quella struttura. Per molte specie gestite attraverso programmi coordinati, però, la prospettiva è molto più ampia.
Un esemplare può nascere in una città e trascorrere la vita adulta in una struttura distante centinaia, talvolta migliaia di chilometri. Non perché la sua presenza sia diventata superflua, ma perché ogni trasferimento può rispondere a precise esigenze di gestione e conservazione della specie.
Semplificando, il concetto è abbastanza intuitivo. Se un piccolo gruppo di animali continuasse a riprodursi per generazioni soltanto al proprio interno, aumenterebbe progressivamente il rischio di consanguineità e diminuirebbe la variabilità genetica. E quando la diversità genetica si riduce troppo, una popolazione diventa generalmente meno resiliente.
Per questo vengono utilizzati registri genealogici, dati demografici, informazioni genetiche e programmi di riproduzione. Lo scopo non è ottenere il maggior numero possibile di cuccioli, ma costruire una popolazione sostenibile nel tempo. Ma, perché la variabilità genetica è così importante? Beh, la “variabilità genetica” può sembrare uno di quei termini destinati a restare confinati nei manuali di biologia. In realtà descrive un concetto molto concreto.
Più una popolazione conserva combinazioni genetiche differenti, maggiori sono le probabilità che possieda caratteristiche utili ad affrontare malattie, cambiamenti ambientali o altre pressioni. Ed è anche per questo che i trasferimenti tra strutture non rappresentano un elemento marginale della gestione zoologica.
Il giaguaro, Panthera onca, è inoltre una delle specie inserite negli EAZA Ex situ Programmes, i programmi attraverso i quali la European Association of Zoos and Aquaria coordina la gestione delle popolazioni ospitate nelle strutture aderenti. La logica è semplice. Un singolo zoo può ospitare pochi individui. Una rete di zoo può invece gestire, almeno dal punto di vista demografico e genetico, una vera popolazione.
Ecco perché non tutti gli animali vengono necessariamente fatti riprodurre. In alcuni casi accade esattamente il contrario. La riproduzione viene programmata selezionando gli individui ritenuti più utili al mantenimento della diversità genetica e dell’equilibrio complessivo della popolazione.
Nel caso della cucciola nata a Napoli conosciamo dunque il principio generale, ma non ancora tutti i dettagli. La futura destinazione di Parthenope non è stata resa pubblica, così come non conosciamo tempi e modalità precise del trasferimento. Sarebbe quindi scorretto attribuirle già oggi una struttura di destinazione o uno specifico ruolo riproduttivo. Sappiamo però che partirà.
E quel trasferimento, che al visitatore potrebbe apparire come una separazione, va letto all’interno di una strategia più ampia, nella quale ogni individuo può contribuire all’equilibrio della popolazione ospitata negli zoo europei. C’è però un punto che merita attenzione. Mantenere una popolazione geneticamente sana negli zoo non equivale automaticamente a salvare il giaguaro in natura.
La specie è classificata dalla IUCN come Near Threatened, prossima alla minaccia di estinzione. La perdita e la frammentazione degli habitat, il conflitto con le attività umane e altre pressioni continuano a rappresentare problemi molto più grandi di qualsiasi programma di riproduzione in ambiente controllato.
Nessuno zoo può sostituire una foresta, un corridoio ecologico o un ecosistema funzionante. Per questo assume particolare interesse l’intenzione annunciata dallo Zoo di Napoli di costruire un “ponte” con centri di conservazione del Sudamerica. Se il progetto verrà concretizzato, potrà mettere in relazione la conservazione ex situ, svolta fuori dall’habitat naturale, con quella in situ, realizzata direttamente nei territori d’origine della specie.
Al momento, però, mancano ancora dettagli pubblici sui partner, sui programmi e sugli obiettivi concreti. Ed è giusto distinguere una dichiarazione d’intenti da un progetto già operativo. Fra qualche tempo, dunque, arriverà il momento in cui Parthenope dovrà lasciare la madre e probabilmente anche Napoli. Per molti visitatori sarà una notizia meno piacevole di quella della sua nascita. Ma sarà proprio allora che questa storia mostrerà il suo significato più interessante.
Conservare una specie non significa necessariamente trattenere un animale nello stesso luogo. A volte significa esattamente il contrario, inserirlo in una popolazione più ampia e collocarlo dove può avere maggiore valore per il futuro della specie.
Parthenope resterà inevitabilmente legata a Napoli, persino nel nome. Ma forse il modo migliore per comprendere davvero il senso della sua nascita sarà accettare che, prima o poi, Napoli debba lasciarla andare.












