Dire sì quando si vorrebbe dire no, rispondere immediatamente a un messaggio per paura di sembrare scortesi, evitare una discussione pur di non creare tensioni. Gesti che, presi singolarmente, possono sembrare semplici forme di disponibilità e attenzione verso gli altri, ma che, quando diventano una modalità abituale di comportamento, possono essere ricondotti al fenomeno del people pleasing: la tendenza a mettere sistematicamente le esigenze altrui davanti alle proprie.
A indagare quanto questi atteggiamenti siano presenti nella quotidianità degli italiani è una ricerca condotta da Unobravo su 1.670 adulti. L’indagine ha analizzato il rapporto con i confini personali, il bisogno di approvazione, la difficoltà nel dire no e le possibili conseguenze emotive legate a questi comportamenti.
I risultati delineano un fenomeno tutt’altro che marginale. Il 62% degli intervistati dichiara di mettere spesso o talvolta i bisogni degli altri prima dei propri. Una tendenza che si accompagna alla difficoltà di affrontare situazioni potenzialmente conflittuali: il 58% afferma infatti di evitare il conflitto anche quando la questione è importante per sé. Tra le città Napoli si distingue ai primi posti della classifica: i suoi residenti dichiarano di anteporre i bisogni degli altri ai propri con una frequenza significativamente maggiore rispetto alla media nazionale.
Il desiderio di non deludere gli altri sembra avere un ruolo altrettanto significativo. Il 55% degli italiani dichiara di prendere decisioni principalmente per evitare di deludere le persone che ha intorno. Il people pleasing, secondo la ricerca, si manifesta anche attraverso comportamenti apparentemente ordinari. Il 54% degli intervistati sente il bisogno di rispondere subito ai messaggi per non turbare chi scrive, mentre una percentuale analoga accetta richieste anche quando preferirebbe rifiutarle. Il 52%, inoltre, racconta di caricarsi di impegni e responsabilità oltre ciò che riesce realmente a gestire.
«Il people pleasing potrebbe non essere immediatamente riconoscibile, poiché alcune delle sue manifestazioni possono assomigliare a comportamenti generalmente apprezzati, come la disponibilità, la gentilezza o la cura degli altri», commenta Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo.
Secondo Pezzella, queste modalità relazionali possono diventare così familiari da essere percepite come una componente della propria personalità. Per questo, può essere utile osservare anche il proprio vissuto emotivo e chiedersi cosa accade quando il tentativo di soddisfare le aspettative altrui lascia sempre meno spazio alle proprie esigenze.
È soprattutto nelle relazioni più strette che la tendenza a mettere gli altri davanti a sé sembra trovare maggiore spazio. La famiglia è il contesto principale: il 65% degli italiani afferma di mettere i bisogni dei propri familiari prima dei propri. Seguono le relazioni sentimentali, con il 34%, e le amicizie, con il 32%. Sul lavoro la percentuale scende al 17%, ma arriva al 30% tra i lavoratori full time.
Emergono anche alcune differenze legate all’età e al genere. Le donne dichiarano più frequentemente degli uomini di mettere le esigenze della famiglia davanti alle proprie: 70% contro 62%. La percentuale cresce inoltre con l’età e raggiunge il 74% tra gli over 65. Tra i giovani adulti, invece, il fenomeno sembra concentrarsi soprattutto sulle amicizie. Il 54% dei 18-24enni afferma infatti di mettere spesso i bisogni degli amici prima dei propri.
La difficoltà nel porre dei limiti non sembra riguardare soltanto le dinamiche sociali, ma può essere accompagnata anche da un vissuto emotivo significativo. Secondo la ricerca, il 45% degli italiani dichiara di provare ansia quando deve dire no a qualcuno. Il 32% ritiene inoltre che la difficoltà nel rifiutare richieste o nel dare priorità ai propri bisogni abbia avuto conseguenze negative sulla propria salute mentale. Tra le ripercussioni segnalate più frequentemente c’è la sensazione di avere meno tempo o energie per sé stessi (30%), seguita dal sentirsi sfruttati dagli altri (23%).
Un italiano su cinque associa inoltre questi comportamenti a stress o sensazioni riconducibili al burnout, mentre il 19% riferisce di sentirsi emotivamente sovraccarico o di avere difficoltà a mantenere confini personali. Anche in questo caso emergono differenze tra uomini e donne: le donne riportano più frequentemente conseguenze legate a stress e burnout, con il 25% contro il 17% degli uomini.
Riconoscere una tendenza al people pleasing non significa necessariamente diventare meno disponibili o smettere di prendersi cura degli altri. Il punto, piuttosto, è trovare un equilibrio tra attenzione verso le persone vicine e rispetto delle proprie esigenze.
La ricerca di Unobravo restituisce quindi un quadro in cui disponibilità e attenzione agli altri possono, in alcuni casi, trasformarsi in una difficoltà a riconoscere e tutelare i propri bisogni. Il confine tra essere una persona disponibile e rinunciare sistematicamente alle proprie esigenze non è sempre immediato da individuare, ma proprio la consapevolezza può rappresentare il primo passo per costruire relazioni più sostenibili.
La ricerca è stata condotta su 1.670 adulti residenti in Italia e ha preso in esame i comportamenti associati al people pleasing, i contesti in cui gli intervistati tendono maggiormente a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, le motivazioni emotive alla base di tali comportamenti e il loro possibile impatto sul benessere psicologico.













