Negli ultimi anni la qualità dell’aria in Italia sta lentamente migliorando, ma non abbastanza. Anche nel 2025, infatti, i principali inquinanti risultano spesso entro i limiti di legge, ma in diverse aree del Paese si registrano ancora superamenti preoccupanti. A complicare la situazione contribuiscono il caldo estremo e la mancanza di piogge, soprattutto nei mesi estivi.
Per quanto riguarda il PM10, uno degli inquinanti più monitorati, il limite annuale è stato rispettato in tutte le regioni italiane. Anche il limite giornaliero è stato rispettato nella maggior parte dei casi (92% delle stazioni). Tuttavia, persistono criticità in alcune zone, tra cui: il bacino padano, l’area Napoli-Caserta, la Valle del Sacco (Frosinone). Casi isolati sono stati registrati anche in Molise e a Palermo.
I dati emergono dall’informativa annuale di Snpa-Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente relativa alla qualità dell’aria a livello nazionale nel 2025. Un rapporto elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome grazie alle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.
Analizzando gli ultimi dieci anni, si nota un miglioramento significativo tra il 2015 e il 2019, seguito però da una fase di sostanziale stabilità. Le condizioni atmosferiche hanno avuto un ruolo importante nel 2025. In inverno, lunghi periodi senza vento e senza pioggia hanno favorito l’accumulo di inquinanti, aumentando i giorni di superamento dei limiti.

Per il PM2,5, particelle ancora più fini e pericolose per la salute, la situazione è generalmente positiva. Il limite annuale è rispettato quasi ovunque e nel 2025 si è registrata una riduzione media del 14% rispetto agli ultimi dieci anni.
Anche il biossido di azoto (NO₂), legato soprattutto al traffico, mostra un calo significativo. Il limite annuale è rispettato nel 99% delle stazioni di monitoraggio.
Restano però alcune criticità nelle grandi città, in particolare vicino alle strade più trafficate, come: Milano, Genova, Napoli, Catania, Palermo
Se in inverno il problema è lo smog, in estate è l’ozono. Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni favoriscono la formazione di questo inquinante, che continua a rappresentare una criticità in molte zone del Paese. La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria impone limiti più stringenti da raggiungere entro il 1° gennaio 2030. Per centrare questi obiettivi saranno necessarie nuove strategie e interventi più efficaci.
La qualità dell’aria in Italia sta migliorando, ma lentamente. I progressi ci sono, soprattutto per alcune sostanze inquinanti, ma persistono problemi locali e nuove sfide legate al clima. I prossimi anni saranno decisivi per capire se il Paese riuscirà a rispettare i nuovi standard europei.
















