Un libro che onora la verità, ma nello stesso tempo è la fotografia di una generazione che non si allontana dal suo percorso e dalla sua missione, è la storia di padri, figli e veleni, è la battaglia dei Giordano contro l’avvelenamento della Terra dei Fuochi. La maternità è una certezza biologica, la paternità un’adozione di cuore, una scelta che si tramanda nel tempo e si santifica nell’esempio. Questo principio, caro a Pino Aprile, è il filo conduttore che unisce le generazioni e definisce l’eredità di una famiglia. Il suo post pubblicato nel 2015 in occasione dell’uscita del libro “Monnezza di Stato” riemerge oggi nel ricordo dei cento anni dalla nascita del prof. Giovan Giacomo Giordano. Se il padre è un maestro, il figlio che ne raccoglie la fiaccola dimostra di essere all’altezza di tale onore. È il caso di Giovan Giacomo e Antonio Giordano, due scienziati, padre e figlio, uniti da una battaglia decennale per la verità e la giustizia nella Terra dei Fuochi.

La sua onestà e integrità gli costarono caro. Nonostante le sue scoperte fossero di vitale importanza, il professor Giordano non ricevette encomi, ma fu etichettato come “uno che cerca guai”. La sua denuncia di irregolarità all’interno del suo stesso istituto, che portò all’arresto di tre membri del consiglio di amministrazione, innescò un meccanismo di rappresaglie. Sottoposto a una commissione ministeriale presieduta da Umberto Veronesi, un sostenitore dei termovalorizzatori, Giovan Giacomo Giordano fu costretto a lasciare il “Pascale”. Ci sarebbero voluti anni prima che il pericolo dei rifiuti tossici tornasse al centro del dibattito pubblico.
Suo figlio, Antonio Giordano, ha raccolto il testimone della sua battaglia. Oncologo e direttore dello Sbarro Institute for cancer research and molecular medicine della Temple University a Filadelfia, ha co-scritto con Paolo Chiarello il libro “Monnezza di Stato”. Questo testo non è solo una continuazione delle ricerche del padre, ma un’accusa formale e scientifica che smonta le tesi di chi nega la correlazione tra l’inquinamento e la salute pubblica.
Il libro demolisce l’argomento secondo cui non si possa stabilire un nesso causale generale tra le morti per tumore e i rifiuti sotterrati illegalmente. La tesi di Antonio Giordano è chiara: sebbene non si possa attribuire la morte di una singola persona ai veleni, è innegabile che questi veleni, riconosciuti come tali, portino a un’incidenza significativamente maggiore di malattie. La sua opera confuta l’idea di attribuire queste morti a presunti “stili di vita” insalubri, un’argomentazione assurda e indecente, soprattutto quando si parla di bambini e neonati. “Monnezza di Stato” non è solo un libro, ma un’arma di conoscenza che sfida l’ignoranza e l’indifferenza.
L’articolo di Pino Aprile si chiude con una riflessione potente: il comandamento di “onorare il padre” si concretizza quando un figlio prosegue con dignità e coraggio la battaglia del genitore. Antonio Giordano ha dimostrato di meritare l’onore di essere figlio di Giovan Giacomo, e Giovan Giacomo ha meritato di avere un figlio che non solo ha continuato la sua lotta, ma l’ha portata a un livello ancora più elevato, offrendo una “scienza a servizio del popolo”.
“Monnezza di Stato” è un’opera fondamentale, che tutti dovrebbero leggere. Come sottolinea Aprile, “senza conoscenza non c’è coscienza”. In un’epoca in cui la verità è spesso oscurata da interessi economici e politici, il libro dei Giordano e di Chiarello rappresenta un faro di speranza per chi crede che la scienza e l’onestà possano ancora vincere la battaglia contro la corruzione e la negligenza.
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