La crisi del riciclo della plastica non si ferma agli impianti di trattamento. In diverse aree d’Italia le difficoltà della filiera stanno iniziando a ripercuotersi sulla raccolta differenziata, con sospensioni, limitazioni e crescenti problemi nella gestione dei materiali conferiti dai cittadini.
Dalla Sardegna alla Puglia, fino alle criticità segnalate in Sicilia, nelle Marche, in Veneto e in Emilia-Romagna, diversi centri di conferimento e selezione stanno infatti avvicinandosi ai limiti autorizzati di stoccaggio. Il problema è legato soprattutto alla difficoltà di trasferire con sufficiente regolarità la plastica raccolta verso gli impianti in grado di riciclarla. Quello che potrebbe sembrare un insieme di emergenze locali appare, secondo Plastic Free Onlus, come il sintomo di una difficoltà più ampia che interessa l’intera filiera nazionale: diminuiscono gli sbocchi per la plastica riciclata, si riduce la capacità di trattamento e aumentano i quantitativi che restano accumulati negli impianti intermedi.
Per Plastic Free, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, la situazione mette in evidenza le contraddizioni di un modello produttivo ancora fortemente dipendente dall’utilizzo della plastica, anche per prodotti e imballaggi per i quali potrebbero essere adottate alternative.
Sul mercato continuano infatti ad arrivare quantità significative di plastica, mentre il sistema fatica a raccoglierle, selezionarle, trattarle e trasformarle effettivamente in nuova materia. Le difficoltà non riguardano soltanto la disponibilità degli spazi di stoccaggio. A essere messa sotto pressione è anche la capacità industriale della filiera. Negli ultimi anni, secondo i dati citati da Plastic Free, in Europa sono stati chiusi 45 impianti di riciclo. In Italia due impianti risultano già fermi, mentre altri due sono destinati a interventi di ammodernamento. A soffrire maggiormente sono soprattutto le frazioni plastiche di minor valore e gli imballaggi più complessi da riciclare, per i quali diventa più difficile trovare sbocchi economicamente sostenibili.
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono gli elevati costi energetici e produttivi, la concorrenza della plastica vergine e l’arrivo sul mercato europeo di materiali a basso prezzo provenienti da Paesi extraeuropei.
Per l’associazione, la soluzione non può essere affidata esclusivamente al potenziamento del riciclo. La risposta dovrebbe partire prima che la plastica diventi un rifiuto, attraverso una riduzione degli imballaggi inutili e superflui, la diffusione di sistemi di riuso e una progettazione dei prodotti orientata alla reale riciclabilità e all’impiego di materia prima riciclata. Ai cittadini, Plastic Free chiede nel frattempo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata, seguendo le indicazioni fornite dai rispettivi Comuni.
Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o con un minore ricorso agli imballaggi in plastica può rappresentare un segnale per le aziende, chiamate a ripensare modalità di produzione e confezionamento. La raccolta differenziata resta quindi un passaggio essenziale, ma da sola non può rappresentare la soluzione definitiva. Se la plastica continua ad aumentare e la capacità della filiera di riciclarla non cresce allo stesso ritmo, il problema rischia di spostarsi semplicemente da una fase all’altra del sistema. Per Plastic Free, la vera sfida è quindi intervenire alla radice: produrre meno plastica, eliminare ciò che è superfluo e rendere il riuso una componente sempre più centrale dei modelli di consumo.














