Antevasin si muove nel cambiamento e nella transizione, la percorre e la abita, ci costruisce palazzi, sogni, relazioni. Per muoversi verso una possibile migliore versione di sé stesso. É un viaggiatore del tempo: mentre tutti restano fermi nelle stessa fase delle loro vite, lui ne cerca altre infinite declinazioni, sconosciute e nuove. Piene di speranza e passione. Si, perché il suo cuore arde di curiosità. Riserva una moltitudine di domande per i volti che incontrerà sulla sua strada e sa che ognuno di questi lo aiuterà a costruire la persona che un giorno vorrà essere.
Antevasin è una parola sanscrita, letteralmente ‘’colui che vive ai margini’’, si perché sceglie il cammino che in pochi percorrono, quello sul confine, in punta di piedi, in difficile equilibrio, quello criticato, quello spintonato dai giudizi dei molti. Ma Antevasin, in bilico tra i due mondi, sfida la gravità e impara, cresce e si trasforma.
Questo termine così ricco di significati, viene citato nel famoso film ‘’Mangia, prega, ama’’. In particolare, viene citato quando la protagonista, Liz, (Julia Roberts) si trova nell’ashram in India, per meditare e fare un percorso spirituale. É iniziato per lei un percorso di cambiamento, che la porterà a lasciarsi alle spalle la persona che era per trovarne una nuova. Infatti prima dell’India, trascorre del tempo a Roma.
Visitando le rovine romane riflette su come per rinascere, alle volte, bisogna accettare che alcune parti di noi diventino rovine, che si sgretolino, seppur con dolore. In effetti, se le si lascia andare, se si accetta di perdere ciò che pensavamo indispensabile per noi, scopriremo che proprio queste macerie potranno fare da terreno fertile per uno spazio nuovo. Per altra vita.
Come Roma, costruita e poi demolita e poi ricostruita, ancora più forte, ancora più maestosa, ancora più splendente. E noi, esattamente come la città eterna, prendiamo quei ricordi, quegli errori, quei dolori, le nostre storie e scegliamo di non buttarle via ma anzi di costruirci sopra. Rinnovandoci e trasformandoci.
Decidiamo di non gettare, di non negare, ma anzi di usare tutto, macerie incluse, di integrarle, farle nostre affinché ci possano aiutare a renderci più forti di prima.
Senza cancellare, senza ripulire, ma incorporando.
Dunque, seguendo le linee del film, prima a Roma, le macerie parlano del passato, mai cancellato, ma anzi accettato e poi Antevasin parla del presente, della trasformazione, del cambiamento.
Così Liz, in India, apprende a perdonarsi, ad accettare gli errori del passato e ad abbracciarli, in qualche modo.
E la terza tappa, quella dell’’’ama’’, Liz la trova in Indonesia. A Bali lei scopre che la felicità non è fuori, ma nel modo in cui affronti la vita e le relazioni.
Amore significa non cercare salvezza negli altri. Liz scopre che può esistere un amore sano, un amore in cui è libera di amare senza perdersi, in armonia con sé stessa. Un amore che non la annulla, un amore maturo, che si sceglie consapevolmente, in cui ha la libertà di concedersi di essere quella persona da cui ha provato a sfuggire a lungo. Un amore che non serva a tappare alcun vuoto. Forse proprio per questo Liz lo vive con estrema illusione ma anche con consapevolezza.
Un amore maturo ma genuino come quello delle prime volte, come quello di due bambini che non hanno mai sperimentato qualcosa del genere prima di quel momento.
Un amore bilanciato, perché finalmente la protagonista si ama, conosce il suo valore e la sua luce, perché ‘’balance is not letting anyone love you less than you love yourself’’.










