Salerno è sempre più calda, sempre più afosa e sempre meno vivibile durante i mesi estivi. A certificarlo è l’ultima classifica del benessere climatico elaborata da Lab24 per Il Sole 24 Ore su dati di 3BMeteo, che colloca il capoluogo campano al 98° posto su 112 città italiane. Un risultato che fotografa una realtà ormai sotto gli occhi di residenti e turisti: estati più lunghe, temperature elevate anche dopo il tramonto e una sensazione di disagio crescente.
A incidere pesantemente sulla posizione di Salerno è soprattutto il fenomeno delle cosiddette “notti tropicali”. Secondo l’analisi, per ben 113 giorni all’anno le temperature non scendono sotto i 20 gradi centigradi, impedendo all’ambiente urbano di raffreddarsi naturalmente durante le ore notturne. Un dato particolarmente significativo perché il mancato abbassamento delle temperature aumenta il disagio fisico, peggiora la qualità del sonno e contribuisce all’accumulo di calore negli edifici. L’analisi dei principali indicatori climatici conferma il quadro critico. Per 73 giorni all’anno l’indice di calore, cioè la temperatura percepita dal corpo umano in relazione all’umidità, supera i 30 gradi. A questo si aggiungono in media 8,45 ondate di calore all’anno, caratterizzate da almeno tre giorni consecutivi con temperature massime superiori ai 30 gradi. Restano relativamente contenuti, invece, i giorni con temperature oltre i 35 gradi reali, che si attestano a 1,55 all’anno grazie all’effetto mitigatore del Mar Tirreno.
I dati storici evidenziano inoltre una tendenza consolidata al riscaldamento. Secondo le rilevazioni Istat, tra il 2008 e il 2023 la temperatura media annua di Salerno è aumentata di 0,6 gradi, passando da 17,6 a 18,2 gradi. Il record è stato registrato nel 2015, quando la media annuale ha raggiunto i 19,5 gradi, valore particolarmente elevato per un centro urbano costiero del Sud Italia.
La situazione locale si inserisce in un contesto nazionale già allarmante. Le elaborazioni dell’Ispra evidenziano infatti un incremento medio di oltre 25 notti tropicali rispetto al trentennio climatico di riferimento, segnale di una trasformazione ormai evidente del clima italiano. Negli ultimi anni, inoltre, l’Europa e il bacino del Mediterraneo sono stati identificati dagli organismi internazionali come uno degli “hotspot” climatici più vulnerabili al riscaldamento globale.
Gli effetti del fenomeno risultano particolarmente accentuati nelle aree urbane. Come spiegato da Davide Faranda, direttore di ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, nel dossier Greenpeace “L’estate che scotta”, la forte urbanizzazione e la presenza diffusa di asfalto e cemento favoriscono il cosiddetto effetto “isola di calore”. Le superfici artificiali assorbono grandi quantità di energia durante il giorno e la rilasciano lentamente nelle ore serali e notturne, contribuendo a mantenere elevate le temperature quando normalmente dovrebbero diminuire. Secondo gli ultimi aggiornamenti degli organismi scientifici internazionali, il Mediterraneo si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale. Le temperature superficiali del mare hanno registrato negli ultimi anni valori record, alimentando fenomeni atmosferici più intensi, ondate di calore più frequenti e periodi di siccità sempre più prolungati. Una dinamica che interessa direttamente anche la Campania e la fascia costiera salernitana, dove la combinazione tra umidità marina, sviluppo urbano e cambiamento climatico amplifica gli effetti delle alte temperature. Di fronte a questo scenario, gli esperti sottolineano la necessità di adottare strategie di adattamento urbano sempre più efficaci: incremento delle aree verdi, maggiore ombreggiamento degli spazi pubblici, riduzione della cementificazione e interventi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Misure che potrebbero contribuire a mitigare gli effetti delle ondate di calore e rendere le città più resilienti.
Per Salerno la sfida è già iniziata. I dati mostrano infatti che il cambiamento climatico non rappresenta più una prospettiva futura, ma una realtà concreta che incide sulla qualità della vita quotidiana. E se il trend degli ultimi anni dovesse confermarsi, il capoluogo campano sarà chiamato a ripensare il proprio modello urbano per convivere con estati sempre più torride e notti sempre meno fresche.













