La situazione, però, non è immobile. I dati più recenti mostrano alcuni segnali di miglioramento nel rispetto dei tempi per visite ed esami, ma il problema resta e continua a essere denunciato dai cittadini. Il punto non è soltanto avere strutture e apparecchiature: occorre avere medici, specialisti, infermieri e personale sufficiente per utilizzarle.
La rete dell’emergenza campana è articolata nelle cinque province, con una forte concentrazione nell’area metropolitana di Napoli e importanti presidi anche a Caserta, Salerno, Avellino e Benevento. Ma proprio nei pronto soccorso emergono alcune delle maggiori difficoltà. Quando aumentano gli accessi e contemporaneamente mancano professionisti o posti disponibili nei reparti, il pronto soccorso diventa il punto di accumulo di un problema che spesso nasce molto prima.
È il caso di chi non riesce a ottenere rapidamente una visita specialistica e finisce per rivolgersi all’emergenza anche quando non sarebbe necessario. Un meccanismo che alimenta ulteriormente le attese e mette sotto pressione strutture già impegnate nella gestione delle vere urgenze.
La Regione sta investendo nel potenziamento della rete ospedaliera e territoriale e nelle assunzioni, ma il nodo più difficile rimane quello del ricambio generazionale. Nei prossimi anni una parte consistente dei medici oggi in servizio raggiungerà l’età della pensione e non sarà semplice sostituirli, soprattutto nelle specialità più carenti.
Il problema è già evidente nell’emergenza-urgenza. Un concorso regionale per centinaia di posti nei pronto soccorso ha raccolto un numero di adesioni molto inferiore alle necessità, dimostrando quanto sia difficile rendere attrattivi alcuni incarichi ospedalieri.
Quanti medici serviranno dunque alla Campania? Non esiste un numero unico: il fabbisogno cambia tra pronto soccorso, chirurgia, anestesia, radiologia, oncologia, medicina interna e assistenza territoriale. Ma una cosa è certa: non basterà sostituire chi andrà in pensione. Una popolazione che invecchia e una domanda sanitaria crescente richiederanno più professionisti e una distribuzione più equilibrata sul territorio. La sfida della sanità campana, nei prossimi anni, sarà quindi soprattutto questa: trasformare gli investimenti in personale e strutture in tempi di cura realmente più brevi.
Perché dietro una lista d’attesa non c’è un numero, ma una persona. E una sanità efficiente si misura soprattutto dalla capacità di dare a quella persona una risposta quando serve, non quando ormai è troppo tardi.
















