Dalla nostra inviata a Sanremo Pina Stendardo
Ripartire da dove eravamo rimasti. Il Festival non conosce tempo. Si rafforza, cresce, pur affondando le radici e perché no, anche i sogni nel passato, come è accaduto questa sera con l’omaggio iniziale a Pippo Baudo e quello successivo a Peppe Vessicchio con conseguente standing ovation. Angela Luce, Maurizio Costanzo, Ornella Vanoni, entrano nel novero del ricordo.
Carlo Conti ci aveva promesso la sua consueta serenità all’Ariston e così è stato fin dalla discesa delle temute scale del tempio della musica. Le emozioni dell’Italia unita sotto una canzone si palpano fin dall’inizio con Olly, che da vincitore uscente battezza l’edizione 2026 al suo esordio.
L’ingresso da conduttrice di Laura Pausini è segnato dall’emozione che le si legge chiara in volto. Parla di sogno condiviso con Baudo proprio all’inizio della chiamata “alle armi” di Conti. L’artista romagnola se la cava, senza strafare per restare nel margine all’inizio, regalandoci in divenire qualche goliardica gaffe. Questa scelta la premia e fa simpatia. Sobria nell’outfit Armani privè, Laura di nero vestita lancia la prima artista della serata: Ditonellapiaga. Margherita apre lo show con la sua ‘Che fastidio’. L’Ariston si scatena con il battito delle mani. Sarà davvero lei la favorita come prometterebbe la critica?
Bravi è il piccolo lord che ricorda un non so che di Morgan nel look e nel tono roco della voce. La ballad è carina, orecchiabile e guadagnerà il favore dei giovani romantici. Applausi fragorosi anche per Sayf che con “Ciao mamma, ciao papà”, saluta la fine esibizione del ritornello pop “Tu mi piaci”. Carina, tanto da poter essere un futuro tormentone post sanremese. Ricercata Mara Sattei, nell’esibizione e nel look. Peccato che la ballad anche quando esplode non lo fa con conflagrazione piena. È canzone da musical come quella di Arisa.
Attesissimo Can Yaman, Sandokan 2.0 che ha davvero incontrato il favore del pubblico italiano. Impacciato, intimidito, l’attore turco lancia la nostra Arisa, in gara per la nona volta con un brano che parla di evoluzione firmato Anastasi, a cui in realtà si poteva dare un diverso respiro in musica. Can se la cava piuttosto bene e supera la sua prova in italiano, a dirla tutta, meglio di come in passato in tanti abbiano fatto.
Dargen D’Amico, Luché, spingono l’acceleratore sul ritmo del refrain, consapevoli che gli adolescenti gli daranno il giusto seguito. Luché sconfina nel melodico rap, confezionando un brano sanremese che non gli sottrae la cifra contenutistica rap.
La rottura scenica dello spettacolo della prima serata sanremese arriva con la celebrazione degli 80 anni della Repubblica. A rammentare il 2 giugno del 1946 c’è Gianna Pratesi, 105 anni ed ospite d’onore del Festival. Aveva 26 anni quando votò per la Repubblica. Di acqua sotto i ponti ne è passata per la nonnina d’Italia che suona, dipinge, balla e legge anche di sport. Questo spaccato storico fortemente voluto da Carlo Conti, ha inteso riportare in prima serata ed eurovisione l’essenza dei valori italiani.
La gara riprende e Tommaso Paradiso, ex leader dei The giornalisti porta sul palco un brano del napoletano Tropico. Ogni qual volta lo si ascolta passa davanti agli occhi un film di Muccino. Il suo pezzo è un insieme di tre-quattro catene melodiche che già gli appartengono da tempo. Poteva osare di più!
Stratosferico Tiziano Ferro, in forma smagliante e con un’energia che risolleva un po’ il tono calante delle esibizioni. Del resto non si diventa grandi a caso!
Sul palco si esibisce Raf che resta nella linea melodica usuale. Rivederlo a Sanremo fa comunque piacere dopo molti anni. Nella lunga carrellata delle esibizioni, posto che brani come Opera della Pravo sono troppo lenti, la grazia di Levante, Malyka Ayane, Fulminacci, così come il duo Masini – Fedez si fa notare. La vera fuoriclasse è Serena Brancale che offre un brano pienamente sanremese da gustare con virtuosismi canori e sonori ineccepibili. Buona prova anche per Sal Da Vinci che ha fatto simpatia fin da subito a giornalisti, colleghi, tanto che in molti hanno dichiarato nelle interviste di voler duettare con lui. Si ricordano anche Tredici Pietro ed Enrico Nigiotti, seguiti da Le bambole di pezza. Il gruppo rock in rosa sul rush finale è un primato per l’Ariston che le accoglie con gioia. Come accade anche per Mariantonietta e Kobre.
Il momento più bello della serata è l’incontro tra Kabir Bedi e Can Yaman che in un passaggio di testimone si salutano con rispetto dopo aver girato entrambi una nota fiction che ha incollato milioni di spettatori alla tv. Che a farlo siano due uomini, come ha detto Laura Pausini, è un messaggio stupendo.
Sanremo 2026 coincide con i cinquant’anni di Sandokan, lo sceneggiato firmato Sergio Sollima nel 1976. Il lungo applauso per Bedi è il giusto momento cult della serata sanremese che decreta sul podio i seguenti artisti in modo casuale: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez e Marco Masini


















