Ci sono vittorie che valgono una medaglia ed altre che raccontano qualcosa di più. Quella conquistata da Sara Curtis nei 50 metri dorso agli Europei di nuoto di Parigi appartiene decisamente alla seconda categoria.
L’azzurra ha vinto il titolo europeo fermando il cronometro a 26″56, nuovo record mondiale. Un risultato che sarebbe già sufficiente per parlare di impresa. Per comprenderne davvero la portata, però, bisogna tornare indietro di appena un giorno, quando Curtis aveva già stabilito il primato del mondo in semifinale con 26″63.
Sette centesimi cancellati nell’arco di circa 24 ore. Prima il record, poi la capacità di tornare in acqua, gestire una pressione inevitabilmente diversa e nuotare ancora più forte proprio nella finale che assegnava il titolo europeo. È questa progressione, probabilmente ancora più dell’oro in sé, a dare la misura di quanto accaduto a Parigi.
Due record mondiali in circa 24 ore
Stabilire un record mondiale significa spingere una prestazione oltre un limite che nessuna atleta aveva mai superato. Migliorarlo il giorno successivo significa riuscire a riprodurre quella condizione eccezionale quando, questa volta, tutti gli occhi sono puntati su di te.
E c’è un particolare che rende tutto ancora più significativo. Il secondo primato non arriva in una batteria o in una semifinale, ma nella gara che assegna il titolo continentale. Curtis doveva vincere. Ed è riuscita a fare entrambe le cose, conquistare l’oro e battere nuovamente se stessa.
Dopo il 26″63 della semifinale, la giovane azzurra ha raccontato di aver faticato ad addormentarsi per le emozioni. Il giorno seguente ha dovuto mettere da parte quanto appena accaduto e ritrovare quella concentrazione indispensabile in una gara nella quale non esiste praticamente margine d’errore. Un exploit può nascere dalla giornata perfetta. Confermarsi immediatamente è un’altra cosa.
Dai record italiani al 26″56 di Parigi
Il 2026 di Sara Curtis nei 50 dorso racconta bene la velocità con cui si stanno spostando i suoi limiti. Nel corso dell’anno era passata dal primato italiano di 27″33 al record europeo di 27″07. Poi, a Parigi, il salto definitivo con il 26″63 della semifinale e il successivo 26″56 della finale.
Una sequenza che permette di leggere il titolo europeo da una prospettiva diversa. Non siamo davanti soltanto a una prestazione isolata, ma al punto più alto, almeno per ora, di una crescita estremamente rapida. Sette centesimi possono sembrare quasi nulla nella vita quotidiana. Nello sprint mondiale sono moltissimo.
Sara Curtis, inoltre, ha spiegato di aver rivisto più volte la semifinale, individuando soprattutto nell’arrivo un dettaglio sul quale intervenire. In finale è riuscita a trasformare quell’analisi in un ulteriore miglioramento. È anche questo un segnale interessante, perché al talento aggiunge la capacità di leggere tecnicamente la propria prestazione.
La maturità prima dei vent’anni
La fortissima nuotatrice italiana compirà vent’anni oggi, il 19 agosto. È tesserata per l’Esercito e la CS Roero, si allena negli Stati Uniti alla University of Virginia con Todd DeSorbo ed è seguita in Italia da Thomas Maggiora.
Proprio il trasferimento negli Stati Uniti ha rappresentato un passaggio importante del suo percorso. Sara ha raccontato che, quando decise di andare in Virginia, uno dei pensieri che l’accompagnavano quotidianamente durante gli allenamenti era quel “world record” che a Parigi è diventato realtà. Due volte realtà.
La parte più interessante, però, riguarda la gestione mentale. Paolo Barelli, presidente della Federazione Italiana Nuoto, ha sottolineato la capacità dell’azzurra di vivere pienamente le emozioni e, allo stesso tempo, di isolarsi e concentrarsi prima delle gare.
Nei 50 metri questo aspetto diventa fondamentale. Una sola vasca, poco più di ventisei secondi, nessuna reale possibilità di recuperare un errore. Partenza, fase subacquea, frequenza di bracciata e arrivo devono funzionare quasi alla perfezione.
Sara Curtis non è soltanto dorso
Limitare Sara alla nuova dimensione di primatista mondiale dei 50 dorso sarebbe comunque riduttivo. Agli stessi Europei aveva già conquistato il bronzo nei 100 stile libero, diventando la prima italiana a salire su un podio internazionale nella gara regina.
La sua versatilità è uno degli elementi che rendono particolarmente interessante seguirne l’evoluzione. E lo sguardo, inevitabilmente, comincia ad allungarsi verso Los Angeles 2028, dove i 50 dorso entreranno nel programma olimpico.
Sara Curtis non lo nasconde. Quello è l’obiettivo, anche se prima ci saranno altri passaggi, a cominciare dai prossimi appuntamenti mondiali. Sarebbe però prematuro trasformare un’impresa straordinaria in un obbligo a vincere tutto ciò che verrà. Nello sport di altissimo livello le gerarchie cambiano rapidamente e, soprattutto nelle gare veloci, pochi centesimi possono separare un titolo da una posizione fuori dal podio.
Resta ciò che Sara Curtis ha già fatto a Parigi. Prima 26″63. Poi 26″56.
Due record mondiali consecutivi nell’arco di circa 24 ore, con il secondo realizzato proprio nella finale che valeva l’oro europeo.
Il record, prima o poi, qualcuno proverà a batterlo, anzi lo farà. È nella natura stessa dello sport. Resterà invece il modo in cui Sara Curtis lo ha costruito, trasformando in appena due giorni un grande Europeo in una pagina di storia del nuoto italiano.
E pensare che deve ancora compiere vent’anni.
Auguri da tutta la nostra redazione.












