Regna ancora il silenzio. Un silenzio assordante, pieno di vergogna, paura, ma soprattutto di indifferenza e poca, pochissima sensibilità. È quel silenzio che accompagna troppo spesso le vite di chi soffre, di chi viene ferito ogni giorno da parole, da gesti, da sguardi giudicanti. È quel silenzio che, oggi, accompagna il nome di Paolo Mendico, un altro ragazzo maltrattato, demolito e ucciso dalla violenza del bullismo.
Paolo era un ragazzo pieno di sogni. Sogni che qualcuno ha deciso di spezzare con cattiveria, con ignoranza, con quella atteggiamento tipico di chi è incapace di comprendere il valore della vita altrui. Non lo hanno capito, non lo hanno ascoltato, e forse non hanno nemmeno voluto farlo.
E mentre la sua assenza grida più forte di ogni parola, ci chiediamo perchè al suo funerale non si è presentato nessuno di quelli che lo hanno ferito. Nessun volto, nessuna scusa, nessuna lacrima da parte di chi ha contribuito a distruggerlo.
Perché è facile colpire, deridere, umiliare. È facile sentirsi forti nel branco, quando si ha il potere di ferire chi è più fragile. Ma serve coraggio per guardarsi allo specchio e fare i conti con ciò che si è fatto. E quel coraggio, loro, non l’hanno avuto.

La morte di Paolo riapre una ferita che non ha mai smesso di sanguinare. Parliamo di bullismo, ma troppo spesso lo facciamo solo quando è già troppo tardi. Le scuole, le famiglie, le istituzioni, i social, tutti parlano, pochi ascoltano. Nascono associazioni, si pubblicano post, si promette attenzione, ma nella vita vera, quella fatta di corridoi scolastici, di chat di gruppo, di silenzi in casa, l’ascolto vero, la comprensione, mancano ancora.

A chi conosceva Paolo, ai suoi amici, alla sua famiglia, va il nostro pensiero. Ma la memoria non basta se non si trasforma in azione. Dobbiamo rompere questo silenzio, spezzare l’indifferenza, e insegnare ai nostri figli, ai nostri studenti, ai nostri amici, che nessuno merita di sentirsi solo, di sentirsi sbagliato, di sentirsi invisibile.
Per Paolo. Per Carolina. Per Andrea. Per Michele. Per Marco. Per tutti quelli che oggi stanno soffrendo nel silenzio. Non aspettiamo un’altra notizia per agire sul serio.

















