Al di là del giorno festivo e dell’occasione per molti napoletani di godersi un lungo weekend favorito ancora del bel tempo, ci sono migliaia di fedeli, non solo partenopei, ma anche distanti dall’ombra del Vesuvio che si stanno ponendo questa domanda:
“Si scioglierà il sangue di San Gennaro?”
Un quesito e una riflessione spontanea a poche ore dal 19 settembre , data storica in cui una città intera è in trepidante attesa del miracolo tra fede, storia e mistero. A Napoli, il 19 settembre non è una data come le altre. È il giorno del Santo Patrono, San Gennaro, ed è soprattutto il giorno del miracolo. Un evento che unisce migliaia di fedeli, curiosi, scettici e devoti in una sola, collettiva domanda: “Si scioglierà il sangue?” “E se non si scioglie cosa succede?” “E’ un brutto segnale? Cosa dobbiamo aspettarci?”
Ogni anno, sin dalle prime luci del mattino, il Duomo di Napoli si riempie. Le navate diventano un fiume di speranza, candele accese, preghiere sussurrate e occhi rivolti verso l’ampolla che contiene il sangue del martire Gennaro, raccolto secondo la tradizione dopo la sua decapitazione nel IV secolo. Il prodigio della liquefazione è atteso con una tensione palpabile. Quando il sangue si scioglie, è gioia, liberazione, buon auspicio per la città. Quando tarda o non avviene, cresce l’ansia, si moltiplicano le interpretazioni e lo scetticismo si affaccia timidamente accanto alla fede.




















