HomeGlobal NewsCattolicesimo contemporaneoMons. Johan Bonny sull’ordinazione di preti sposati: «L’attesa non è appropriata per una Chiesa sinodale e missionaria» - di Christoph Brüwer

Mons. Johan Bonny sull’ordinazione di preti sposati: «L’attesa non è appropriata per una Chiesa sinodale e missionaria» – di Christoph Brüwer

«Farò tutto il possibile per ordinare preti uomini sposati nella nostra diocesi prima del 2028», ha scritto a metà marzo il vescovo di Anversa, Johan Bonny, in una lettera pastorale sull’attuazione del processo sinodale mondiale nella sua diocesi. «La questione non è più se la Chiesa possa ordinare preti uomini sposati, ma quando lo farà e chi lo farà. Qualsiasi ritardo sembra una scusa”.

Questo annuncio ha avuto un’ampia eco mediatica, poiché il diritto canonico obbliga i preti al celibato e al momento non si intravede nessun cambiamento a riguardo.
In un’intervista a www.katholisch.de del 2.4.2026 il vescovo Bonny spiega perché sta portando avanti la sua iniziativa e come reagirebbe a un «no» da Roma.

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Domanda: Mons. Bonny, la sua lettera pastorale ha suscitato scalpore in tutto il mondo. È sorpreso dalla grande attenzione che ha generato?
RispostaNo. Quasi tutte le persone con cui ho parlato mi hanno detto di essere d’accordo. C’è un ampio consenso tra i fedeli sul fatto che vogliano un prete, a prescindere dal fatto che viva da celibe o sia sposato. Ma abbiamo una così grave carenza di preti che i pochi che abbiamo sono impegnati solo a partecipare a riunioni, ad occuparsi dell’amministrazione e poi a celebrare la Messa le domeniche. Non c’è tempo per la pastorale, l’accompagnamento delle persone e la vita con la comunità. Quando dico che oggi abbiamo bisogno di preti sposati, non si tratta più di una questione teorica o teologica, ma pratica.

D: Cosa intende dire con questo?
R: Fino agli anni ‘60, una diocesi come quella di Anversa contava quasi 1.500 preti in servizio attivo e diverse centinaia in pensione. Ora ne ho meno di 100 e metà di loro proviene dall’estero. Tuttavia, le chiese e le parrocchie esistono ancora. Oggi, nella diocesi di Anversa ci sono già intere regioni ecclesiastiche senza un solo prete di età inferiore ai 75 anni. È chiaro che la secolarizzazione comporta una minore affluenza in chiesa. Ma la soluzione non può essere quella di non avere più preti. Il documento finale del Sinodo Mondiale esige un dinamismo missionario nella Chiesa. È necessaria la forza del ministero ordinato, è necessaria la forza dei sacramenti. E per questo, abbiamo bisogno di preti.

D: Lei ha annunciato di voler ordinare preti sposati entro il 2028. Perché una scadenza così ravvicinata?
R: Quando un bambino ha fame, non si può dire: «Ci penseremo e magari troveremo una soluzione la prossima settimana». No, il bambino ha fame e bisogna dargli da mangiare subito. Da 30 o 40 anni stiamo aspettando più preti. L’urgenza c’è, il consenso c’è e ci sono anche alcuni candidati. Inoltre, ci troviamo proprio nella fase di implementazione del Sinodo Mondiale. Ora non si tratta più di pensare o studiare, ma di agire. Noi vescovi dobbiamo abbandonare le ipotesi astratte. Sarò sincero: fino alla fine del 2025, anch’io ero scettico, quasi agnostico, riguardo al Sinodo Mondiale.

D: In che senso?
R: Avevo lo stesso atteggiamento di Tommaso nel Vangelo: se non vedo le ferite, non credo. Durante il tempo di Natale ho letto il documento finale una seconda e una terza volta. E per me ci sono solo due possibilità: o è solo un altro bel documento per consolare, per chiudere la questione e per non prenderlo troppo sul serio; oppure mi assumo la mia responsabilità di vescovo, sono coraggioso e faccio ciò che il testo richiede. E se lo prendo sul serio, non posso fare altro; allora la mia lettera pastorale ne è la traduzione.

D: Lei ha appena menzionato la parola «coraggio». Anche altri vescovi in Europa e in America Latina si sono espressi in passato a favore dell’ordinazione dei «viri probati» (uomini di provata esperienza). Ma nessuno ha osato spingersi così in là come lei. Ai suoi confratelli manca forse il coraggio?
R: Conosco molti vescovi, e quasi tutti – soprattutto quelli dell’Europa occidentale – mi dicono di voler ordinare uomini sposati. Non ho ancora sentito un vescovo cattolico dirmi: «Anche se il papa me ne desse l’opportunità, non ordinerò uomini sposati». Lo sanno anche a Roma. L’intera questione, con i suoi pro e contro, è lì da decenni.

D: I vescovi in ​​Germania hanno una certa esperienza con le lettere di interdizione provenienti dal Vaticano. Cosa le fa avere tanta speranza che questo non accada anche a lei?
R: Ho lavorato per undici anni in Vaticano e conosco le diverse correnti e gli interessi che vi si trovano. A Roma sanno come stanno andando le cose qui e conosco vescovi e cardinali che sostengono questo tipo di soluzione, almeno per l’Europa occidentale. Durante la nostra ultima visita «ad limina» nel 2023 abbiamo parlato molto apertamente di questo tema con Papa Francesco. Riguardo al Cammino Sinodale della Chiesa in Germania, a Roma si è detto: «È così che la pensano in Germania, ma la Germania non è la Chiesa universale». Ma il documento finale del Sinodo Mondiale proviene dal Vaticano. E, se dovessi elaborare un piano sinodale e missionario onesto per il futuro della mia diocesi, questa è la mia risposta sincera, aperta e umile. Non fare nulla non è più un’opzione. Continuo ad avere tanta fiducia nella leadership della Chiesa che so che capiranno e troveranno una soluzione. Continuo a credere che, alla fine, l’onestà e la buona volontà saranno così grandi da indurli a dire: «Perché no?».

D: Si è messo d’accordo con i suoi fratelli in Belgio, oppure è una sua iniziativa?
R: Ne abbiamo discusso tra di noi e lo faremo di nuovo all’Assemblea Plenaria di aprile. Un vescovo da solo non può seguire un proprio cammino, questo lo so. Ma ho più di 70 anni e mi restano quattro anni come vescovo di Anversa. In questi quattro anni voglio assicurarmi che il mio successore abbia soluzioni ai problemi che già conosciamo. Lavorare per il futuro significa non aspettare di vedere da dove arriveranno le norme, ma plasmarle attivamente.

D: Il Vaticano non è esattamente noto per fare molte concessioni. Cosa farà se arriverà realmente una proibizione? Allora ordinerà comunque uomini sposati nel 2028?
R: Questa è una domanda a cui non posso rispondere ora. Vedremo nel 2028. Ma aspettare non è appropriato per una Chiesa sinodale e missionaria. Siamo una Chiesa, c’è un papa ed è lui che, in ultima istanza, dice sì o no. Non sto andando contro l’ecclesiologia della Chiesa, questo è chiaro. Dobbiamo essere uniti nell’essenziale, ma in altre questioni ci può essere diversità.

D: Questo cosa significa esattamente?
R: L’essenziale è il sacramento dell’ordinazione presbiterale. Che la persona sia sposata o meno, non è essenziale. Abbiamo già diverse tradizioni in Oriente e in Occidente in cui ci sono preti sposati. Quindi il passo non sarebbe poi così grande. Se avessimo un diritto canonico con due possibilità, la questione sarebbe già risolta.

D: L’ordinazione di preti sposati non è l’unico passo che lei annuncia nella sua lettera pastorale. Scrive, ad esempio, di voler introdurre un nuovo ministero per donne e uomini nella Chiesa. Come potrebbe essere questo ministero?
R: Il contesto è la questione dell’ordinazione di diaconesse. Questa è una questione teologica diversa da quella dell’ordinazione presbiterale di uomini sposati. E qui non voglio provocare. La questione dei «viri probati» non è provocatoria. È una grande necessità. Capisco che Roma non abbia ancora una risposta alla questione delle donne. Ma qual è, allora, la risposta? L’alternativa all’ordinazione non può essere il nulla.

D: E quale sarebbe l’alternativa?
R: Il documento finale tratta dei sacramentali, ovvero di un rito liturgico con atti simbolici. Il modello di riferimento è la benedizione di un abate o di una badessa da parte del vescovo. Un abate non diventa vescovo attraverso la benedizione; resta prete. Tuttavia riceve le insegne episcopali, come la mitra, il pastorale e la croce pettorale. È un rito molto simile all’ordinazione episcopale, pur essendo diverso. Questa è una prospettiva interessante che mi piacerebbe approfondire. Mi immagino un bellissimo rito liturgico che inizi con la testimonianza della vocazione di un candidato o di una candidata. Il vescovo pone quindi tre domande che riflettono le tre missioni della Chiesa, il candidato o la candidata riceve una Bibbia, un’alba bianca e un colletto da lettore e il vescovo invoca lo Spirito Santo sul candidato o sulla candidata. Sarebbe un rito spirituale e pubblico molto significativo. Vorrei continuare su questa strada.

D: Ma questo non sostituisce l’ordinazione delle donne…
R: È vero. Ma è una questione da affrontare in seguito. Non possiamo fare tutto in una volta. Il primo passo è l’ordinazione presbiterale di uomini sposati. L’ordinazione delle donne è una questione per il futuro. La soluzione non è facile, ma il problema esiste e dovremmo riflettere sul ministero e sul sacramento dell’ordine.

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Lorenzo Tommaselli
Lorenzo Tommaselli
Lorenzo Tommaselli è docente di lettere classiche presso il Liceo “Alfonso Maria de’ Liguori” di Acerra (NA). È stato docente invitato di lingue classiche presso la PFTIM dell’Italia meridionale, sez. San Luigi. Traduttore e curatore di testi di Jacques Gaillot e José María Castillo, si occupa di animazione biblica in gruppi di base.

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