Pale, guanti, sacchi e tanta voglia di prendersi cura dell’ambiente. È così che centinaia di volontari hanno trascorso il weekend del World Cleanup Day, mobilitandosi per liberare spiagge e fondali dai rifiuti abbandonati.
L’iniziativa, promossa da Greenpeace Italia, ha coinvolto cittadini e attivisti arrivati da diverse città e impegnati contemporaneamente in cinque regioni italiane. Le squadre sono entrate in azione a Genova, Pesaro, Ostia, sul Lago di Bracciano, a Viareggio e a Torre Vado, nel Salento. In Puglia l’intervento è stato particolarmente significativo: oltre alla pulizia della spiaggia, i volontari sono intervenuti anche sui fondali grazie alla collaborazione con il Diving Service locale.
I gruppi che hanno pesato il materiale recuperato hanno registrato numeri significativi:
Genova: circa 300 kg; Lago di Bracciano: 100 kg; Torre Vado: 31 kg sulla spiaggia e 50 kg dai fondali; Viareggio: 30 kg; Ostia: 26 kg.
A dominare sono stati soprattutto i rifiuti in plastica: bottiglie, imballaggi, reti, frammenti e altri oggetti che, una volta dispersi nell’ambiente, possono rimanere per anni negli ecosistemi terrestri e marini. I quantitativi raccolti raccontano però solo una parte del problema. Una parte consistente della plastica, infatti, si frammenta progressivamente fino a trasformarsi in microplastiche, difficili da individuare e recuperare.
Da qui la richiesta dell’associazione di intervenire non soltanto sulla gestione dei rifiuti, ma soprattutto sulla quantità di plastica immessa sul mercato. Tra le proposte indicate ci sono la riduzione della produzione di plastica vergine, il superamento dei prodotti monouso e una maggiore diffusione della vendita di prodotti sfusi.
Greenpeace chiede inoltre al governo italiano di sostenere un accordo internazionale ambizioso nell’ambito delle negoziazioni per un trattato ONU sulla plastica, attese per il 2027. La questione riguarda da vicino anche il nostro mare. Il Mediterraneo rappresenta soltanto una piccola parte delle acque oceaniche del pianeta, ma concentra una quota significativa delle microplastiche presenti negli oceani. Il problema non riguarda soltanto l’aspetto ambientale. I frammenti di plastica possono infatti entrare nella catena alimentare e finire ingeriti dagli animali marini. Secondo i dati riportati da Greenpeace, oltre l’80% delle tartarughe presenti nel Mediterraneo occidentale ingerisce rifiuti, mentre tracce di plastica sono state riscontrate nello stomaco di circa un capodoglio spiaggiato su due nell’Adriatico.
Le giornate di volontariato come quella del World Cleanup Day permettono di riportare alla luce ciò che spesso rimane nascosto tra la sabbia o sotto la superficie dell’acqua. Ma, allo stesso tempo, mostrano quanto sia difficile affrontare il problema intervenendo soltanto quando il rifiuto è già diventato parte dell’ambiente. La raccolta dei rifiuti resta dunque importante, ma la sfida più ampia è ridurre alla fonte la quantità di plastica prodotta e dispersa. Perché ogni sacco riempito dai volontari rappresenta una piccola parte di un problema molto più grande: quello di un mare che, prima ancora di essere ripulito, avrebbe bisogno di essere sporcato molto meno.














