Ci sono luoghi che raccontano una storia meglio di tanti discorsi. Basta osservare quello che erano, quello che sono diventati e, soprattutto, capire se qualcuno continuerà a prendersene cura quando l’attenzione del giorno dell’inaugurazione sarà passata.
A Casalnuovo di Napoli, in viale dei Cedri, c’era una scuola dell’infanzia. Poi sono arrivati gli anni dell’abbandono, dell’incuria e del degrado. Oggi quello stesso spazio ospita un campo da basket, una parete per l’arrampicata e aree dedicate allo sport, aperte gratuitamente a ragazzi, famiglie e associazioni del territorio.
È il primo Sport Illumina in Campania e la trasformazione è piuttosto netta. Ieri era un’area che aveva perso la propria funzione ed era stata progressivamente abbandonata, oggi è uno spazio attrezzato per il gioco e l’attività motoria. Uno spazio gratuito e accessibile sette giorni su sette, con aree dedicate al basket, all’arrampicata e con delle porticine da calcio.
Un luogo inutilizzato, non rappresenta soltanto uno spazio fisico sottratto ai cittadini ma con il passare degli anni può trasformarsi in un vuoto urbano, in un pezzo di quartiere che quasi si smette di vedere, pur continuando ad averlo sotto gli occhi.
Certo, recuperare questi spazi significa intervenire sulle strutture e sulle attrezzature, ma soprattutto significa provare a cambiare il rapporto tra quel luogo e le persone che gli vivono intorno ed è in questo che il caso di Casalnuovo diventa interessante.

Sport Illumina è un programma promosso dal ministro per lo Sport e i Giovani e realizzato da Sport e Salute, con 85 interventi previsti sul territorio nazionale e un investimento complessivo di circa 31,8 milioni di euro.
L’obiettivo è recuperare aree urbane e restituirle alla pratica sportiva libera e gratuita. A Casalnuovo, però, non è stato semplicemente costruito un campo dove mancava un campo. È stata restituita una funzione a un luogo che l’aveva perduta.
Tagliare un nastro è relativamente semplice. Mantenere uno spazio pubblico vivo per anni è decisamente più complicato e probabilmente è questo l’aspetto più importante dell’intervento. Il progetto prevede che l’impegno non termini con la realizzazione delle strutture, ma prosegua con la gestione e la cura dello spazio. Una precisazione che potrebbe sembrare tecnica, ma che tecnica non è affatto.
Conosciamo tutti il problema. Si recupera un giardino, si sistema un campetto, si installano nuove attrezzature e per qualche tempo tutto funziona. Poi qualcosa si rompe, la manutenzione tarda ad arrivare, la frequentazione diminuisce e lentamente ricomincia il percorso inverso, quello dalla riqualificazione al nuovo degrado.
Per questo il risultato dell’intervento di Casalnuovo non potrà essere misurato soltanto oggi. Bisognerà tornare fra qualche anno e vedere se l’area attrezzata, oggi consegnata alla cittadinanza, sarà ancora frequentata, curata e riconosciuta dagli abitanti come parte della propria comunità.
All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il ministro Andrea Abodi, il sindaco Giovanni Nappi, i vertici di Sport e Salute e il campione olimpico di judo Pino Maddaloni. Ma i veri protagonisti sono stati gli altri: ragazzi, famiglie e associazioni sportive che hanno cominciato immediatamente a utilizzare il nuovo spazio.

Perché un campo perfetto ma vuoto serve a poco. Uno spazio frequentato ogni pomeriggio racconta una storia completamente diversa.
La gratuità ha, in questo senso, un valore concreto. Uno spazio dedicato allo sport pubblico non sostituisce una società sportiva, un istruttore o un percorso agonistico, ma elimina una barriera. Permette di prendere un pallone e giocare senza iscrizione, di incontrarsi e muoversi senza che ogni attività debba necessariamente trasformarsi in un costo per la famiglia.
Poi c’è la presenza. Un luogo frequentato è osservato, un luogo vissuto viene difeso più facilmente e uno spazio nel quale nascono relazioni acquista un valore che supera quello delle attrezzature installate.
Il primo tiro a canestro del giorno dell’inaugurazione ha avuto inevitabilmente una funzione simbolica. La vera storia, però, sarà scritta dai tiri successivi.
Quelli di un normale pomeriggio dopo la scuola, quando non ci saranno autorità, fotografi e nastri da tagliare. Perché recuperare un luogo è importante. Fare in modo che non venga nuovamente abbandonato lo è ancora di più.














