Morire per scelta, senza nessuna sciagura, malattia o volontà esterna. Morire per una personale decisione, con data e orario in cui termina la propria vita.
Autonomia della scelta o inviolabilità della vita? Quanti interrogativi, dubbi e riflessioni pone tutto ciò? Sicuramente tanti.
Una delle notizie che ha colpito profondamente l’opinione pubblica in queste ore è la decisione delle gemelle Kessler, famosissime icone dello spettacolo italiano, di ricorrere al suicidio assistito. Un gesto che scuote, divide, ma soprattutto apre, ancora una volta, il dibattito su un tema complesso e delicato: il diritto alla morte consapevole.
Nella loro casa a Gruenwald, un piccolo comune alle porte di Monaco, la polizia bavarese, intervenuta ieri con una pattuglia, le ha trovate senza vita, escludendo la responsabilità di terzi. A confermare che la loro è stata una scelta consapevole e pianificata è stata l’Associazione tedesca per una morte dignitosa (Dghs), che ha spiegato al quotidiano Sueddeutsche Zeitung che si è trattato di un suicidio assistito.

Chi si oppone solleva invece profonde questioni etiche, morali e sociali, spesso basate sulla sacralità della vita e sul ruolo della medicina. Nello stesso tempo i contrari sottolineano l’importanza di investire e migliorare l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, come unica risposta etica alla sofferenza.
In molti Paesi europei, il suicidio assistito è regolamentato da leggi precise. In Italia, invece, il tema è ancora controverso, oggetto di discussioni etiche, religiose e legislative. La Corte Costituzionale con la storica sentenza 242/2019, nota come sentenza Cappato/Dj Fabo, ha aperto alcuni spiragli e dibattiti accesi, ma manca ancora una legge organica sul fine vita.
La scelta delle Kessler ha colpito non solo per il gesto in sé, ma anche per la loro storia: due donne che hanno vissuto unite sul palcoscenico e nella vita, simbolo della televisione degli anni d’oro, delle sigle in bianco e nero, dell’eleganza e del varietà. Gemelle per vocazione e per scelta, anche nell’ultimo passo hanno voluto restare insieme. Con le loro gambe instancabili, il sorriso smagliante e il talento naturale, hanno conquistato il cuore del pubblico italiano, diventando vere e proprie icone pop. Oggi il loro ultimo atto ci impone di fermarci a riflettere, non solo sul tema della morte, ma anche — e forse soprattutto — sul valore della vita, della libertà e della dignità personale.
Quanto conta la libertà di scegliere fino alla fine? È possibile garantire dignità anche nell’addio? E come conciliare la compassione con la legge?













