Terra dei Fuochi. Ci sono luoghi nei quali una bonifica ambientale vale ben più della semplice rimozione dei rifiuti. Perché, per quei territori, significa chiudere, almeno in parte, una lunga stagione di degrado e restituire un pezzo di territorio alla comunità.
A Caivano quel momento è arrivato per l’ex campo Rom, oggi ufficialmente un’Area Risanata dopo il completamento delle operazioni di bonifica. Nell’area sono stati rimossi i rifiuti speciali e pericolosi accumulati nel corso degli anni, eliminando una situazione di degrado che inevitabilmente interessava anche il contesto urbano circostante.
«In quest’area si è proceduto alla rimozione totale dei rifiuti speciali e pericolosi accumulati negli anni», ha dichiarato il Generale Giuseppe Vadalà, Commissario unico per la bonifica della Terra dei Fuochi, sottolineando come l’intervento abbia consentito di restituire «decoro e sicurezza igienico sanitaria a tutta la città ed alle sue aree limitrofe».
Per comprendere la portata dell’intervento bisogna guardare oltre la semplice rimozione dei rifiuti. L’ex campo Rom rappresentava una delle numerose criticità presenti in un territorio nel quale sversamenti illeciti, abbandoni incontrollati e roghi hanno prodotto negli anni profonde conseguenze ambientali e sociali.
La bonifica di Caivano si inserisce quindi in un percorso molto più ampio, che interessa i 90 comuni della Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta. Ed è proprio questo l’aspetto sul quale vale la pena soffermarsi. Una bonifica non dovrebbe essere considerata soltanto come la conclusione di un’emergenza, ma come l’inizio di una nuova fase nella vita di un territorio. Rimuovere i rifiuti è indispensabile, evitare che ritornino lo è altrettanto.
L’intervento rientra nel piano previsto dal Decreto Legge n. 25 del 14 marzo 2025 per il risanamento delle aree contaminate delle province di Napoli e Caserta. Il provvedimento ha attribuito al Commissario unico per la bonifica delle discariche abusive anche il compito di provvedere alla bonifica dell’area denominata «Terra dei fuochi», rafforzando il coordinamento delle attività già realizzate, in corso o programmate.
Un passaggio tutt’altro che secondario.
Quando si parla di bonifiche, infatti, la disponibilità delle risorse rappresenta soltanto una parte del problema. Occorre trasformare programmazione, finanziamenti e competenze in interventi reali, capaci di produrre risultati verificabili sul territorio. A Caivano questo percorso ha prodotto un risultato visibile. L’ex campo Rom non è più soltanto un sito sul quale intervenire, ma è un’area risanata.
C’è poi un altro elemento indispensabile per comprendere il quadro nel quale si inseriscono gli interventi. Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) si è pronunciata nel caso «Cannavacciuolo e altri contro Italia», relativo proprio alla Terra dei Fuochi. La Corte ha accertato una violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che tutela il diritto alla vita, in relazione alla risposta dello Stato al fenomeno diffuso dello sversamento, dell’interramento e della combustione di rifiuti.
Una decisione di notevole peso, che ha posto la questione su un piano che supera la sola tutela dell’ambiente. Parlare di Terra dei Fuochi significa parlare anche delle persone che abitano quei territori e del loro diritto a vivere in condizioni adeguatamente tutelate.
La Corte ha indicato, tra le misure da adottare, una strategia complessiva per affrontare il fenomeno, un meccanismo indipendente di monitoraggio e una piattaforma pubblica attraverso la quale rendere accessibili le informazioni rilevanti.
Per anni il nome Terra dei Fuochi ha evocato cumuli di rifiuti, incendi, terreni compromessi e comunità costrette a convivere con le conseguenze di una lunga emergenza ambientale. È comprensibile, quindi, che ogni intervento concluso assuma un significato che supera la sua dimensione strettamente tecnica. Restituire un’area risanata significa dimostrare che una situazione compromessa può essere affrontata e che il degrado non deve necessariamente diventare permanente.
Nel caso dell’ex campo Rom di Caivano questo significato appare particolarmente evidente. Un luogo associato per anni all’abbandono viene sottratto a quella condizione e restituito alla comunità. Ovviamente, non si cancella quanto è accaduto e, certamente, questo intervento di risanamento non risolve da solo la complessa questione della Terra dei Fuochi. Sarebbe sbagliato sostenerlo!
Segna però un risultato concreto. E, quando si affrontano emergenze ambientali che si trascinano per decenni, i risultati concreti contano parecchio.
La conclusione della bonifica dell’ex campo Rom non rappresenta quindi un punto di arrivo.
Il recupero della Terra dei Fuochi richiede continuità negli interventi, risorse, competenze tecniche e un controllo del territorio capace di impedire che le aree recuperate tornino a essere utilizzate per abbandoni e sversamenti illegali.
Bonificare significa intervenire sul danno già prodotto, prevenire, invece, significa evitare di doverlo fare nuovamente. Le due cose devono necessariamente procedere insieme.
L’ex campo Rom di Caivano è oggi uno dei risultati di questo percorso. Dove per anni si erano accumulati rifiuti speciali e pericolosi, oggi c’è un’Area Risanata. Può sembrare soltanto un tassello rispetto alle dimensioni del problema. Ma la Terra dei Fuochi si recupera anche così, un’area dopo l’altra, trasformando programmi e impegni istituzionali in risultati che i cittadini possono finalmente vedere.












