Negli ultimi anni cresce in Italia l’attenzione verso il diritto di scegliere in anticipo le proprie cure, soprattutto nelle fasi più delicate della vita. Sempre più cittadini decidono infatti di formalizzare le proprie volontà attraverso il testamento biologico, uno strumento ancora poco conosciuto ma in progressiva diffusione.
Secondo una recente indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, sono circa 278 mila gli italiani che hanno depositato le proprie Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) presso i Comuni. Il dato segna un incremento del 18,2% rispetto al 2023 e rappresenta, ad oggi, una delle poche rilevazioni disponibili a livello nazionale sul tema. Lo studio, realizzato attraverso richieste di accesso agli atti rivolte a 7.677 Comuni italiani, evidenzia tuttavia una situazione disomogenea sul territorio. In termini assoluti, la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di DAT depositate (54.679), seguita da Emilia-Romagna (31.065) e Piemonte (26.556). Tra le città, è Milano a guidare la classifica con quasi 20 mila dichiarazioni, davanti a Torino (14.685) e Roma (13.443).
Se si considera invece il rapporto tra numero di DAT e popolazione, emerge un quadro diverso: il Trentino-Alto Adige risulta l’area con la maggiore diffusione, con una dichiarazione ogni 93 abitanti. In fondo alla classifica si trovano Campania, Molise e Lazio, dove il numero di testamenti biologici resta significativamente più basso rispetto alla popolazione residente. L’Associazione sottolinea come questi dati mettano in luce anche le lacune a livello istituzionale. Secondo quanto dichiarato, il Ministero della Salute non avrebbe finora prodotto una relazione ufficiale aggiornata né promosso campagne informative su larga scala, lasciando spazio soprattutto all’iniziativa di associazioni e singoli cittadini.
A commentare i risultati sono Filomena Gallo e Marco Cappato, esponenti dell’Associazione, che evidenziano come la conoscenza delle DAT stia lentamente aumentando, ma a un ritmo ancora insufficiente. Secondo loro, il diritto di decidere sul proprio fine vita resta spesso poco accessibile proprio a causa della scarsa informazione disponibile. Parallelamente, l’associazione ha attivato servizi di supporto per aiutare i cittadini a comprendere e compilare le DAT, segno di un interesse crescente ma ancora accompagnato da incertezze e difficoltà pratiche.
In un contesto in cui il tema del fine vita continua a sollevare interrogativi etici, giuridici e sociali, la crescita delle DAT rappresenta un segnale importante. Tuttavia, senza un impegno più strutturato da parte delle istituzioni per informare e orientare i cittadini, il rischio è che questo diritto resti esercitato solo da una parte della popolazione, lasciando indietro chi non ha accesso alle informazioni necessarie.
















