C’è un luogo, nel cuore di Chiaia, dove ogni giorno la speranza si accende ai fornelli e il profumo del pane caldo si mescola a quello della solidarietà. È il Ristoro di Sant’Egidio, ospitato nella Chiesa di San Pasquale a Chiaia, a Napoli. Qui, da oltre dieci anni, la generosità diventa gesto concreto e quotidiano, capace di trasformare una semplice cucina in un presidio di umanità.
Nei giorni scorsi circa 30 volontari, giovani e adulti, hanno trascorso un’intera giornata tra pentole, stoviglie e sorrisi per preparare oltre 120 pasti completi: primo, secondo, contorno, frutta, dolce e acqua. Un lavoro intenso e corale, arricchito anche da pizzette, rustici e buste di latte, destinato a poveri, clochard ed extracomunitari che quotidianamente si recano al ristoro per ricevere un pasto caldo e, soprattutto, un’accoglienza dignitosa.
Anche quest’anno hanno risposto presente i ragazzi della parrocchia del Buon Consiglio di Posillipo, guidati dalle catechiste Annamaria, Imma, Antonella e Stefania, insieme a un gruppo di volontari della Fraternità Francescana di Sant’Antimo. Entusiasmo, spirito di servizio e desiderio di mettersi in gioco hanno animato una giornata che per molti resterà nel cuore come un’esperienza di autentica condivisione.
Fondamentale il coordinamento di Massimo Miccio, anima instancabile del ristoro, capace di organizzare ogni dettaglio: dall’accoglienza alla distribuzione, fino alla preparazione dei pasti. Accanto a lui, una squadra affiatata di amici e soprattutto i suoi genitori. La madre, presenza preziosa e attenta in ogni reparto della cucina; il padre Luciano, che ogni giorno all’alba si reca dai fornitori per ritirare pane caldo, dolci freschi invenduti, frutta, verdura, salumi e formaggi. Un impegno silenzioso e costante che rende possibile ciò che, altrimenti, sarebbe impensabile.
Determinante anche il contributo di numerosi benefattori, aziende ed esercizi commerciali che donano prodotti alimentari invenduti e beni di prima necessità come pasta, farina, olio e uova. La solidarietà si arricchisce inoltre di gesti spontanei: consegne di indumenti, giocattoli, materiale per la casa e perfino “uova sospese” in vista della Pasqua. Una rete di bene che coinvolge l’intera comunità e dimostra come, quando si tratta di sostenere i più fragili, Napoli sappia rispondere con il cuore.
Il Ristoro di Sant’Egidio affonda le sue radici nella memoria di Egidio Maria di San Giuseppe, frate francescano che nel 1759 giunse al convento di San Pasquale a Chiaia. Per cinquant’anni accolse alla porta del convento i poveri che chiedevano aiuto, offrendo loro ascolto e conforto. È sepolto in un’ala del convento ed è stato proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1996. Il suo esempio continua oggi a vivere tra quelle stesse mura, trasformando la carità in azione quotidiana.
All’ingresso della cucina attrezzata campeggia una frase semplice e potente: “In questa cucina tutto è condito con Amore”. Non è uno slogan, ma una promessa mantenuta ogni giorno. Perché qui non si distribuiscono soltanto pasti, ma si restituisce dignità, si offre ascolto, si costruisce comunità.
In un tempo segnato da difficoltà economiche e nuove povertà, esperienze come questa ricordano che la solidarietà non è un concetto astratto, ma un gesto concreto fatto di mani che impastano, di cuori che si aprono, di persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte. E mentre le luci della cucina si spengono a fine giornata, resta accesa una certezza: quando tutto è condito con amore, nessuno è davvero solo.

























