mercoledì, 18 Febbraio 2026
Magazine di attualità e lifestyle.
"Più vita alle notizie"
mercoledì, 18 Febbraio 2026
Manchette 200x100: Giovani del Sud
Magazine di attualità e lifestyle. "Più vita alle notizie"
Magazine di attualità e lifestyle.
"Più vita alle notizie"
Manchette di destra
HomeGlobal NewsViolenza giovanile e media: quando la brutalità diventa intrattenimento quotidiano

Violenza giovanile e media: quando la brutalità diventa intrattenimento quotidiano

Secondo un’indagine di Skuola.net, 7 giovani su 10 riconoscono che l’esposizione continua a contenuti estremi può normalizzare comportamenti aggressivi.

Basterebbe premere un tasto e spegnere gli schermi di smartphone e tablet quando i social pubblicano video violenti e poco educativi oppure quando le serie tv on demand sono vietate ai minori, ma nessuno controlla o nessuno può controllare e prevenire.
Basterebbe premere un tasto, ma non è così semplice. Anzi, sembra che non ci sia una seria volontà ad applicare una regolamentazione che possa evitare tragedie, come quella avvenuta qualche giorno fa nella scuola a La Spezia con l’accoltellamento e la morte del giovane Youssef Abanoub per mano del compagno Atif Zouhair. 
Oggi tutti siamo sbigottiti, increduli, ci poniamo domande senza risposte ed assistiamo alla disperazione dei suoi genitori e amici, ma nel contempo per l’assassino è stato tutto normale e logico: prendere un coltello a casa, portarlo a scuola e uccidere.
Chi avrebbe dovuto impedire e fermare tutto ciò?

Criminali spietati, serial killer, sparatorie e linguaggi violenti: per molti giovani, sono diventati pane quotidiano. E non si tratta più di fenomeni marginali o di nicchia. La violenza, in tutte le sue forme, si è ormai infiltrata nella “dieta mediatica” delle nuove generazioni attraverso social network, videogiochi, musica e serie tv.
Lo rivela anche un’indagine condotta da Skuola.net su un campione di 1.500 ragazzi e ragazze tra i 10 e i 25 anni. Il 27% afferma di incrociare contenuti estremi praticamente ogni giorno, mentre il 37% dice di farlo “molto spesso”. Solo il 9% dichiara di non esserne mai esposto.
Ma il dato più allarmante riguarda la percezione del rischio. Oltre il 70% degli intervistati ritiene che questa continua esposizione possa banalizzare o addirittura incentivare comportamenti violenti. Per il 17%, rappresenta la causa principale di certe derive, mentre per il 53% è comunque una concausa. Solo il 30% tende a minimizzare il legame tra media e aggressività.

Nei mesi scorsi Robert F. Kennedy Jr., segretario alla salute degli Stati Uniti commentò l’uso delle armi negli States dopo l’omicidio dell’attivista repubblicano Charlie Kirk con queste parole: “Ci sono molte cose che potrebbero spiegare tutto questo. Una è la dipendenza dai farmaci psichiatrici e poi potrebbero esserci collegamenti con i videogiochi e i social media”.
Fa discutere e riflettere la notizia di questo inizio 2026 relativa al governo del Messico che, senza valide motivazioni, ha rinunciato a portare avanti un provvedimento annunciato a settembre scorso. Aveva annunciato infatti di inserire all’interno del proprio Pacchetto economico 2026 una tassa dell’8% aggiuntiva su tutti i videogiochi violenti per scoraggiare il consumo di prodotti considerati dannosi per la salute fisica e mentale della popolazione. Ma la decisione non si è concretizzata

Il fenomeno di emulare la violenza che si vede in un gioco o in una serie non si limita a sottoculture spesso stigmatizzate, come quella dei “maranza”. A essere coinvolti sono migliaia di giovani, indipendentemente dall’origine o dal contesto sociale, che vivono in un ambiente mediale dove la sopraffazione è spesso spettacolarizzata, se non addirittura celebrata.
Un allarme culturale che chiama in causa famiglie, scuole, istituzioni e industrie dell’intrattenimento. Perché proteggere i più giovani non significa censurare, ma educare alla consapevolezza.

Segui il canale LIFE & NEWS su WhatsApp!

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo!

Lello La Pietra
Lello La Pietra
Giornalista professionista, autore e conduttore televisivo. Già caporedattore e inviato per oltre 16 anni del TG della storica emittente Canale 21. Ha collaborato come autore testi per i programmi di Rai Educational presso il Centro produzione Rai di Napoli. Dal 2008 lavora nell'ufficio stampa di Anas, ha gestito la comunicazione per l'autostrada “Salerno-Reggio Calabria” e dal 2015 è responsabile dei media nazionali e territoriali. Ideatore del progetto Giovani del Sud, un format televisivo nato nel 2000 su Canale 21 ed oggi piattaforma social, per fare informazione sulle idee e la creatività delle nuove generazioni del Sud.

Life and News "più vita alle notizie" il nuovo magazine in sinergia con Giovani del Sud

La nostra piattaforma social Giovani del Sud si affianca al nuovo progetto editoriale Life and News Magazine, una testata on line che punta ad una visione fresca e completa del mondo contemporaneo.

Banner 300x250: Nesis Boat - Full Electric
Banner 300x250: EmozionArt
Banner 300x300: Euro Dental Lab 2000 - Raffaele e Amedeo Briola Odontotecnici
Banner 300x250: Birreria Kitebeer - Napoli
Banner 300x250: Schiano Automobili Srl - info@schianoautomobili.it - Monte di Procida
Banner 300x250: Napolart - Bed & Breakfast a Napoli

Ultimi Articoli

Banner 300x250: Scatolificio Martinelli Srl
Banner 300x250: Associazione Dream Team – Donne in Rete - Per la Ri-Vitalizzazione Urbana - APS
Banner 300x250: Ambrosino Servizi Immobiliari
Banner 300x250: Ortopedia Meridionale Dott. Salvio Zungri
Banner 300x250: Oro Più Gioielleria

Da Leggere