Ci sono campioni che vincono partite e campioni che entrano nella storia. Lionel Messi appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nella semifinale mondiale contro l’Inghilterra, il fuoriclasse argentino ha ancora una volta dimostrato il suo immenso valore: prima ha guidato la rimonta con il gol del pareggio, poi ha confezionato l’assist decisivo per la rete di Lautaro Martínez che ha regalato all’Argentina la finale.
La vignetta immagina un riconoscimento simbolico e paradossale: è proprio Re Carlo III a inginocchiarsi davanti al capitano argentino per conferirgli il titolo di “Sir Lionel Messi”, la più alta onorificenza cavalleresca britannica. Un elegante ribaltamento dei ruoli, che rende omaggio non solo al campione, ma anche alla sua straordinaria carriera.
Dall’alto, Diego Armando Maradona osserva la scena con orgoglio e approvazione: è il passaggio ideale del testimone tra due leggende che hanno saputo portare l’Argentina sul tetto del calcio mondiale.
Più che un’investitura reale, è l’investitura della storia: perché, a fine carriera, ci sono giocatori che appendono gli scarpini al chiodo e altri che diventano semplicemente… immortali.














