L’uso della cremazione nel nostro paese sta aumentando sensibilmente, la percentuale delle persone che scelgono la cremazione, per se stesse o per i loro parenti, come forma di funerale si sta moltiplicando; la stessa cosa viene riscontrata nei paesi dell’Unione europea, dove più, dove meno, ma sempre con un’evoluzione rapidissima. A quale fattore attribuire questa evoluzione? Ci sarebbe un significato religioso? È testimonianza di una «orientalizzazione» delle credenze e delle pratiche? Oppure i nuovi fattori sociologi o simbolici occupano un posto preponderante? Quale peso hanno in questo, ad esempio, l’attenzione all’ecologia, il desiderio di non infastidire i superstiti, oppure quello di sfuggire alla decomposizione a seguito dell’inumazione?
Data questa situazione occorre riflettere seriamente e serenamente sulla cremazione e sulla scelta di essa quale modalità funeraria, cercando di essere profondamente rispettosi delle scelte sociali e religiose di ogni donna e uomo. Anzi sembra necessario confrontarsi perché, nell’attuale contesto ideologico e sociologico, nel quale il senso del morire e della morte non è per nulla privo di ansietà e oscurità, il riflettere in generale sulla prassi funeraria e in particolare sulla scelta della cremazione è quanto mai utile e opportuno, soprattutto perché si vanno a toccare realtà fondamentali dell’uomo, quali la sua socialità, la sua religiosità, i suoi ideali.
Queste realtà suscitano domande circa le ragioni per la scelta della cremazione o dell’inumazione, circa gli aspetti sociali-simbolici e i sistemi di valori che ognuna delle scelte comporta, o anche circa gli aspetti socio-antropologici di un evento che riguarda inesorabilmente tutti individualmente e socialmente. Si tratta di riflettere su come affrontare da uomini tale evento: «come e quando preparalo? come viverlo? quali ritualità sono adeguate o accettabili? quali sono le simbologie che lo esprimono?», in vista della formazione del pensiero e delle coscienze e per offrire delle risposte alle attese culturali e religiose emergenti.
Ma quali sono le ragioni della scelta cremazionista?
Oggi si sceglie questa forma di funerale per ragioni diverse da quelle sostenute dalle grandi tradizioni religiose. Per queste, la cremazione dei morti ha un valore altamente simbolico, perché permette al defunto di ottenere un nuovo statuto e di ricreare i legami sociali rotti con la morte. L’uomo moderno, invece, pone fra le ragioni della scelta della cremazione al primo posto la volontà di «non imbarazzare la famiglia» e poi le «ragioni ecologiche», la «paura del deterioramento» ed altre, ad esempio alcune rappresentazioni filosofico religiose. Mi soffermo sulle prime tre.
Non imbarazzare la famiglia. Di fatto la frammentazione e la dispersione delle famiglie e lo stile di vita sempre più nomade oggi porta molti alla pianificazione delle proprie esequie (Contratti funebri in vita); inoltre nel gestire da sé il proprio funerale, la scelta della cremazione si presenta come una soluzione ideale per la sua apparente semplicità e comodità
La tradizionale responsabilità nella gestione delle esequie si trasferisce dalla famiglia al futuro morto. Questa è una conseguenza della scomparsa dei punti di riferimento sociali, come i riti che inquadravano un tempo la vita della comunità dei vivi dalla nascita fino alla morte.
Il desiderare di non esser di peso per i parenti ci porta a comprendere anche che ci si trova di fronte ad una comprensione sempre più individualista della propria morte: è l’individuo che concepisce i suoi funerali alla sua maniera, secondo i suoi gusti, e vuole a tutti i costi allontanarsi dai modelli tradizionali.
Per tutte queste ragioni la cremazione si presenta come una modalità funebre che offre una vasta gamma di possibilità: scelta del luogo di reposizione dell’urna o delle sue ceneri (a seconda delle legislazioni civili e religiose: tomba, colombario, giardino della memoria, proprietà privata, spargimento in natura…), scelta della forma dell’urna… Non volendo sovraccaricare la famiglia, il futuro defunto desidera essere l’attore principale dei suoi funerali.
Da questo punto di vista la cremazione può rispondere alla ricerca di simboli che l’uomo contemporaneo stenta a trovare? In un mondo in cui regna una povertà simbolica nei rapporti tra i vivi e i morti, la cremazione può essere un mezzo che permette di ritrovare una certa intimità con gli scomparsi? La riduzione in cenere di un defunto trasportabile, liberato dalla pesantezza fisica e amministrativa dell’inumazione tradizionale, è capace di ricreare questi rapporti? Forse sì. In ogni caso, quest’ultima ragione è più ricca di senso antropologico e rende meglio comprensibile il ricorso alla cremazione, rispetto agli altri possibili motivi.
Preoccupazioni «ecologiche o economiche». Le ceneri, contrariamente ai cadaveri, non inquinano e preservano la natura, oltre a «lasciare la terra ai viventi». Talvolta gli elogi della cremazione si accompagnano a sapienti calcoli, come quello di 600 campi di calcio costruiti grazie allo sviluppo di questa pratica, con terreno sottratto ai cimiteri. La cremazione permette di guadagnare terreno, ma anche di risparmiare, poiché è meno costosa dell’inumazione. Benché alcuni di quest’argomenti siano giustificati, tuttavia essi insistono in modo sproporzionato sull’interesse dei vivi nell’occultare il posto dei morti nella società. Mi domando, infatti, è giusto che l’utilitarismo, la produttività, l’economia, mettano in disparte altri valori sociali, quali l’importanza dei luoghi della memoria, il ricordo degli antenati, l’importanza simbolica del corpo? Ritengo che gli interrogativi sulla morte, il lutto e la sofferenza sono in primo luogo degli interrogativi etici prima d’essere d’economia e di produttività.
Forse anche alla radice di queste preoccupazioni vi è il processo di privatizzazione della morte in cui ogni segno esteriore non deve intralciare la quotidiana vita della famiglia o della città, anzi deve essere bandito, poiché bisogna uscire di scena in punta di piedi, senza turbare lo spettacolo della vita attraverso la gelida presenza della nera signora. Per il passato, invece, la morte dell’uomo è sempre stata circondata, in tutti i tempi, in tutte le civiltà, da pratiche e da riti, poiché non è stata considerata soltanto un fatto biologico, ma un complesso evento culturale.
La paura del deterioramento nasce nella mentalità occidentale con la comparsa della fobia d’essere sepolti vivi, della cosiddetta “morte apparente”. Questa paura comparve quando si prese coscienza della pericolosità dei cimiteri urbani. Chi sceglie la cremazione per questa ragione vede in essa una scappatoia alla putrefazione del corpo; infatti, la cremazione richiama il «simbolismo del pulito e del puro» all’opposto del ripugnante e dell’inquinato dell’inumazione, in una civiltà che raccomanda la sanitizzazione. L’inumazione e la cremazione mettono in scena «due sistemi di valori». L’inumazione maschera il deterioramento, la cremazione lo impedisce. L’inumazione perde sempre di più il suo simbolismo tradizionale, quella di un riposo nella tomba e diviene a partire dal XIX secolo sinonimo di degenerazione, di muffa, di sporcizia, di regressione. Al contrario, la cremazione è una pratica del pulito e del progresso, pratica rivoluzionaria e contestataria.
La cremazione, in una civiltà della celerità, del pulito, si pone all’opposto dell’idea del cadavere in lenta decomposizione, sporco e maleodorante. In un mondo che esalta l’eterna giovinezza e che teme terribilmente la vecchiaia, la cremazione trova il suo vero spazio. Rigettando la degenerazione, si rifiuta in qualche modo questo stadio sconfortante che è l’invecchiamento del corpo.
Agli antipodi della «de-composizione», il fuoco purificatore procede alla «ri-composizione simbolica del corpo». Ciononostante, è evidente che la tendenza attuale è essenzialmente centrata sulla distruzione totale del cadavere. Se la cremazione antica guarda soprattutto al destino post mortem del defunto, la distruzione rapida e pulita nella cremazione moderna deve preservare il conforto mentale dei superstiti, che non sopportano l’idea della putrefazione. Il rito stesso interessa poco, a condizione che non sia lento, poiché ciò che conta soprattutto è l’effetto finale. In altre parole, non è raro che la cremazione odierna trascuri la ritualità ed abbia per oggetto l’annientamento del corpo ottenuto nel più breve tempo e nella maniera più igienica possibile.
Anche solo considerando la spersonalizzazione della società e privatizzazione della morte, sistemi di valori attribuiti all’una o l’altra modalità funebre, ci si può domandare: queste ragioni e le modalità di attuazione della cremazione allo stato attuale sono congrue al valore “uomo”? Sono adeguate al valore della persona?
Nell’ambito della pratica funeraria della cremazione si può riscontrare una manifestazione della cultura corrente, volta a emarginare, esorcizzare la morte nel declino dei riti funerari e della pietas verso i morti. E se poi si considera la cremazione solo una soluzione tecnica, una forma alternativa di smal¬timento del cadavere, indubbiamente c’è il pericolo grave di creare dei cenerìfici: una vera barbarie verso lo scomparso e i congiunti! Sono numerosi quelli che pensano oggi che la cremazione soffre di mancanza di tatto, di umanità e di portata simbolica. Gli orizzonti dunque si allargano e la cremazione deve essere soprattutto esaminata all’interno di una problematica più larga relativa agli atteggiamenti dell’uomo contemporaneo di fronte alla morte.
Il bisogno profondo di distruzione dei cadaveri esprime certamente il malessere che serpeggia nella nostra civiltà occidentale. Che farne dei nostri morti, di questi “stranieri” che, bruscamente, cessano di produrre, smettono di consumare?
Con la mancanza di riferimenti simbolici la cremazione appare come una soluzione paradossale a questa insufficienza; allo stesso modo anche la dispersione delle ceneri è un gesto che trova difficilmente posto nella storia dell’umanità, ed equivale ad un annichilimento e perciò ad una punizione del defunto, piuttosto che ad un rito funebre. Il fatto di non scegliere un luogo definitivo per deporre le ceneri non permette di fissarne la memoria, individuale o collettiva; infatti, la memoria collettiva ha assolutamente bisogno di tracce concrete e materiali per fare una convenientemente elaborazione del lutto e per perpetuare il ricordo dei morti. Si può auspicare che il rito della cremazione, come ogni azione simbolica legata alla morte, dia senso ai colpiti dal lutto. Se arricchita da una adeguata ritualità, potrebbe divenire un giorno un rito adeguato alla persona umana. Si può ritenere che sia per questa ragione per cui trova indicato nella L 130/2001 art. 3, i): «Predisposizione di sale attigue ai crematori per consentire il rispetto dei riti di commemorazione del defunto e un dignitoso commiato». Risulta necessaria agli uomini una ritualità per chi accompagna il morto nelle sue ultime vicende, perché ha la funzione di riportare ordine in questa condizione, di marcare chiaramente il passaggio d’identità sia per chi è morto sia per chi continua la propria esistenza».
Come ogni atto umano, la cremazione non è esente da problematiche etiche, sia laiche sia religiose. Ne è dimostrazione l’attenzione dei legislatori (laici e religiosi) che danno disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri.
Ritengo che si può affrontare la questione della cremazione in modo adeguato solo se si tiene in considerazione il valore uomo, in tutte le sue componenti, da quella personale a quella sociale, da quella religiosa fino ad ogni suo ideale.
L’indagine storica, come in ogni altro ambito della cultura, anche in ambito antropologico, può illuminare e indicare le strade da percorrere, può suggerire soluzioni congrue al valore intrinseco dell’uomo e alle sue le credenze.
Il lavoro è lungo e arduo, ma non ci si può esimere dall’intraprenderlo; un lavoro che riguarda: storia, antropologia, archeologia, legge, filosofia, teologia… e riguarda tutti e ciascuno.
Dalla lettura di P. Kuberski, Il cristianesimo e la cremazione, EDI, Napoli 2014 [https://edi.na.it/monografie-fuori-collana/96-il-cristianesimo-e-la-cremazione-9788898264056.html]





















